La mostra/2.

Novecento, per un ritorno al futuro (con nostalgia) 

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Dall’allunaggio ai robot, la nostalgia del futuro diventa una mostra tra storia e immaginario collettivo. “Futurama. Nostalgia di futuro”, è il titolo della nuova mostra del Man di Nuoro, che raccoglie frammenti che vanno dal sogno della conquista dello spazio alle inquietudini del presente, in un viaggio tra arte, design, moda, cinema, cultura pop. Curata dalla direttrice Chiara Gatti e da Elisabetta Masala in collaborazione con Storyville, l'esposizione è visitabile fino a metà novembre. Il progetto conclude la trilogia del Man dedicata al rapporto tra l'essere umano, la realtà, il tempo, dopo le mostre “Sensorama” e “Diorama”, e racchiude l’incognita delle sorti del futuro immaginate nel Novecento. Il titolo richiama, inoltre, la celebre esposizione “Futurama” organizzata dalla General Motors alla New York World's Fair del 1939, visitata da oltre 5 milioni di persone, dove il domani veniva rappresentato come un mondo ordinato, tecnologico, prospero.

Guarda che luna

Da quell'idea quasi impossibile, prende poi avvio un percorso che racconta la stagione dell'ottimismo scientifico del secondo dopoguerra e la sua progressiva trasformazione. Tra i punti di forza della mostra spiccano i materiali concessi dalla Nasa. «Ci hanno concesso i filmati originali proprio per via del progetto, perché sono stati convinti dalla qualità dell'idea», dice Gatti. Al museo al centro di Nuoro, scorrono così le immagini originali dello sbarco sulla Luna di Neil Armstrong, accanto ai discorsi di John F. Kennedy, in un racconto dedicato alla corsa allo spazio e alla competizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica. L’allunaggio convive negli ambienti tra opere d’arte, documenti, immagini della cultura popolare (comprese le celebri copertine della Domenica del Corriere) e con titoli che racchiudono l'immaginario collettivo del periodo.

I maestri

Il percorso espositivo riunisce, inoltre, alcuni dei protagonisti dell'arte italiana del secondo Novecento: Lucio Fontana, Giulio Turcato, Mario Schifano, Pino Pascali, Gino Marotta, Enrico Baj, Valerio Adami, Piero Gilardi, Agostino Bonalumi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Vincenzo Agnetti, Paolo Scheggi, Sergio Lombardo, Pietro Gallina, Fabrizio Dusi e Grazia Varisco. Accanto alle opere, anche oggetti di design ispirati alla conquista dello spazio, come uno sgabello che richiama il modulo lunare, sezioni dedicate alla moda curate da Michela Gattermayer, robot giocattolo, una selezione storica della collana Urania proveniente dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e una video installazione sulla fantascienza cinematografica. Non manca, infine, uno sguardo verso la pubblicità degli anni Sessanta. Le opere di Pino Pascali raccontano infatti il rapporto tra artisti e comunicazione commerciale. «È interessante notare come gli artisti collaborassero strettamente con il mondo del design, con gli architetti, con la pubblicità e con la moda», sottolinea Gatti. Il percorso si chiude, ancora, sul concetto di «nostalgia di futuro», vale a dire della capacità che il Novecento aveva di immaginare una sorta di domani migliore. La mostra è accompagnata da un catalogo con contributi critici di Carlo Antonelli, Paolo Campiglio, Silvia Casagrande, Michela Gattermayer.

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