La legge di iniziativa popolare attende da sedici mesi di cominciare il suo cammino in Consiglio regionale

«Non vogliamo essere una colonia» 

Volti e voci della Pratobello 24: la politica dimostri di voler difendere l’Isola 

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La politica sarda una responsabilità l’avrà sempre: la protervia dimostrata nel tenere congelato, per sedici mesi, l’esame della Pratobello, malgrado appelli e richiami, ha trasformato in fastidio misto a delusione il fuoco sacro scoppiato nel 2024 per la legge di iniziativa popolare. «Nei palazzi del potere non si smentiscono mai – è la premessa di chi ha deciso di metterci la faccia, per un’altra volta ancora –: i cittadini contano meno degli interessi di partito». Ma peso e valore di quelle 210.729 firme lasciate due estate fa, ancora hanno un senso per chi la storia della rivolta ha contribuito a scriverla. Lasciando il proprio nome sui fogli compilati in piazze e municipi.

I giovani

Francesca Demontis, gallurese, ha 23 anni e studia Scienze Ambientali a Cagliari: «Ho firmato perché nessuna transizione energetica può essere definita green, se calpesta la democrazia. La Pratobello ha offerto anche a noi giovani, troppo spesso accusati di disinteresse, la possibilità di decidere sul nostro futuro. Di scegliere per le nostre comunità, di preservare le nostre terre. Il profitto non può essere preferito al rispetto dell’equilibrio tra flora e fauna». Luca Mulas, 31 anni, un lavoro a Cagliari ma di Villanovatulo, resta sulla scia: «Noi siamo contrari alla speculazione, non alle rinnovabili. Noi vogliamo le comunità energetiche, non l’assalto a campagne e coste. È dovere di tutti i sardi difendere l’Isola e il suo patrimonio ambientale e paesaggistico». Mario Sarobba, anche lui 23 anni, ozierese, a Sassari studia Scienze naturali: «Sostengo la Pratobello perché sono stanco di sentire che la Sardegna sia un vuoto da riempire. I nostri crinali e i nostri altopiani non possono continuare a essere coordinate in cui piazzare acciaio e cemento. Sono semmai la mia casa e il mio futuro professionale. I terreni che le multinazionali del sole e del vento definiscono improduttivi, rappresentano scrigni di biodiversità che l’Europa ci invita a proteggere».

Le donne

Cecilia Pintus, 58 anni, di Serramanna, lo chiarisce subito: «Le battaglie, per quel che mi riguarda, sono sempre valide. La Sardegna non merita di essere devastata anche dal nuovo colonialismo energetico. Adesso tocca alla politica dimostrare che per sedici mesi ha sbagliato a non portare in Aula la legge». La Pratobello dovrebbe cominciare il suo iter mercoledì 18, nelle commissioni Attività produttive e Governo del territorio riunite in seduta congiunta. «Io non sono ottimista – dice Maria Cristina Floris, 58 anni, quartese con casa a Frutti d’Oro –: noi sardi abbiamo l’abitudine a non volerci bene. E non credo nei politici regionali: dimostrano continuamente di non essere all’altezza. Lo scempio della speculazione sta avvenendo a spese dei terreni agricoli: possibile che non se ne accorgano? Personalmente lo trovo inaccettabile». Maria Luisa Barbaccia, 73 anni, milanese emigrata a Sant’Anna Arresi, non ha dubbi: «L’assalto all’Isola c’è tutto, insieme al tentativo di trasformarla in colonia energetica».

Gli uomini

Anche per Mario Cubeddu, 78 anni, origini di Seneghe e vita a Cagliari, «il carattere invasivo di questa transizione energetica è sotto gli occhi di tutti. Spero di sbagliarmi, ma l’esame della Pratobello in Consiglio regionale sembra un’operazione più di facciata che di sostanza». Non la pensa diversamente Antonio Cabras, 60 anni, un box al mercato di San Benedetto, sempre nel capoluogo: «Non credo che i nostri onorevoli approveranno la Pratobello, la politica è fatta di promesse che durano il tempo di una notte. Eolico e fotovoltaico sono lo stesso filone del Tyrrhenian link: siccome in Sardegna siamo pochi, pensano di poter sacrificare le nostre terre». Roberto Cossu, 60 anni, bioarchitetto sardo trasferito a Zurigo, fa partire la stoccata: «Prima di dire che le pale eoliche, secondo questo schema intensivo, siano energia pulita, bisognerebbe imparare a sfruttare le onde del mare». Francesco Marzorati, 74 anni, la Sardegna l’ha preferita a Varese: «Purtroppo le istituzioni non sono cosa diversa dalle aziende che presentano i progetti: quello è il mondo di riferimento di Draghi, che con il suo decreto ha dato il via alla speculazione energetica. Anche Todde, dal sottosegretaria e viceministra, si occupava di sostenere quegli stessi interessi».

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