Selargius.

«Non l’ho uccisa, voglio tornare a casa mia» 

L’appartamento di Mariano Pinna è ancora sotto sequestro: ieri nuovo sopralluogo 

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«Sono innocente, non l’ho uccisa io e voglio tornare a casa mia prima di morire». È indagato per la morte di Florina Florea, 66 anni di origini romene, trovata senza vita la sera del 14 aprile 2026 nel piazzale della palazzina dove vive in via Logudoro, nella frazione di Is Corrias a Selargius.

Ma proprio a seguito delle indagini della Procura per omicidio, Mariano Pinna, 88 anni, è costretto da sei mesi vivere in un residence, senza poter rientrare nella sua casa né riprendere i suoi effetti personali, perché tutto il materiale è ancora sotto sequestro e, nonostante le ripetute istanze del difensore, Carlo Monaldi, le richieste di tornare a casa sono state rigettate. I Ris hanno fatto varie ispezioni nell’appartamento dove l’anziano, ipovedente, viveva con la donna deceduta. Al suo avvocato e agli investigatori Pinna racconta di aver conosciuto la 66enne solo nell’ottobre di un anno fa: senza lavoro né alloggio, e con gravi problemi di salute, lei avrebbe chiesto aiuto all’anziano. Lui le avrebbe offerto una camera libera, ma nega qualsiasi coinvolgimento nella vicenda, ipotizzando il gesto volontario. Ieri, nel frattempo, i carabinieri sono tornati a fare una perquisizione nell’abitazione di via Logudoro, inviati dal pm Enrico Lussu che ha ereditato l’inchiesta dalla collega Rita Cariello. Con loro c’era anche il criminologo Antonello Marras, indicato dalla difesa. Gli investigatori sono andati via con carte e documenti.

Ha ucciso lei Florina Florea?

«Sono innocente, voglio tornare a casa mia. Florina era stata investita da un’auto, poi era anche caduta a bordo di un pullman battendo la testa. Soffriva di forti dolori, si perdeva spesso ed era stata ricoverata più volte per svenimenti. Era inoltre molto indebitata e mandava ai figli tutto ciò che riusciva a racimolare».

Cosa accadde quel giorno?

«Florina era stata la notte al Pronto soccorso, si era fatta dimettere e aveva pranzato con me. Nel pomeriggio ha ricevuto una telefonata in rumeno ed era agitatissima. Poi si è ritirata in camera. Io ero in cucina davanti alla tv: ho sentito un tonfo, o un lamento. Lei non c’era, mi sono affacciato e ho visto un’ombra nel cortile. Ho immaginato il peggio e sono sceso a soccorrerla».

Come spiega il sangue sulle sue mani, sulle scarpe e in casa?

«Ho provato ad aiutarla. Un vicino mi ha detto di vestirmi e di prendere un lenzuolo per coprirla: per questo sono risalito in casa».

Che cosa è successo con i carabinieri?

«Mi hanno portato in caserma, spogliato, fotografato nudo e hanno sequestrato i miei indumenti. Non avevo un graffio né un livido, perché non c’è stata nessuna colluttazione».

Perché pensa sospettino di lei?

«Non riesco a immaginarlo. Se non avessi gradito la sua presenza, mi sarebbe bastato chiederle di andare via».

Nel frattempo le indagini vanno avanti.

«Mi hanno sequestrato anche i due bastoni bianchi che uso per i miei problemi di vista, e pure quello nuovo. Ho dovuto ricomprare tutto, dallo spazzolino alle scarpe. I risparmi si stanno esaurendo: il mese prossimo mi troverò in mezzo alla strada».

La casa è sotto sequestro da oltre 200 giorni, con i sigilli applicati così da permettere ai Ris ulteriori nuovi sopralluoghi.

«Quanti ancora ne devono passare prima che io rientri? Ci riuscirò prima di morire? Ora l’indagine è passata ad un altro pubblico ministero, spero che prenda a cuore questo caso perché io sono innocente».

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