Chiomonte. «Uno Stato normale non può tollerare una cosa del genere, non è dissenso, è violenza organizzata». Giorgia Meloni commenta così mentre lascia il cantiere Tv assaltato sabato scorso dagli attivisti incappucciati. Con lei il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, convinto che ora «serve l’unità delle forze democratiche». Nelle stesse ore la polizia ha rafforzato i controlli nella vicina Venaus, dato che gli attivisti erano in uscita dal campeggio dei tre giorni di Festival. In serata, erano oltre mille gli identificati, che si sono aggiunti ai 436 di domenica. Il reato ipotizzato dalla Procura di Torino è di devastazione, senza escludere però che nel proseguimento si possa passare a fattispecie più gravi, dunque reati associativi. Per due dei quattro fermati (tutti tedeschi ventenni) è scattato l’ordine di allontanamento dall’Italia e un divieto di reingresso per i prossimi tre anni, per gli altri due potrebbe essere confermato il fermo.
L’appello
«Centoventi operatori delle forze dell’ordine sono rimasti feriti negli scontri di sabato scorso contro l’infrastruttura dell’Alta velocità Torino-Lione. Uno scenario che si vede molto bene qui dietro, non è la scena di una guerra, è la scena di una presunta contestazione – ha detto Meloni di fronte a un cantiere irriconoscibile – Noi faremo tutto quello che possiamo per assicurare queste persone alla giustizia e chiediamo anche a chi ne è responsabile, alla magistratura, a tutti gli inquirenti, di fare il massimo del lavoro». Ma la segretaria del Pd Elly Schlein, ribadendo la condanna dell’aggressione, accusa il governo «che strumentalizza i fatti violenti per buttarli addosso alle opposizioni. Istituzioni e politica - ha esortato - dovrebbero lavorare insieme per isolare la violenza» che va condannata «senza esitazioni e tentennamenti».
«Più idranti»
I danni di sabato nei cantieri di queste montagne del Torinese intanto sono ancora da conteggiare con precisione. «Il milione è una primissima stima. Adesso abbiamo visto che tra le cose bruciate, che sono andate quindi perdute, ci sono anche tutte le centraline ambientali» ha spiegato nel pomeriggio il direttore generale di Telt, Maurizio Bufalini, che da Chiomonte, tra le macerie del cantiere, ha parlato del «peggior attacco che abbiamo subito sui nostri cantieri dal 2011». I sindacati di polizia, che con gli attacchi hanno avuto a che fare in prima persona, chiedono «più mezzi idranti e protezioni individuali con capacità più elevate soprattutto per salvaguardare gambe e braccia» per voce di Domenico Pianese, segretario generale del Coisp, ma «prima di tutto addestramento vero e continuo, regole d’ingaggio chiare e una catena di comando che si assuma la piena responsabilità» secondo il segretario generale Silp Cgil, Pietro Colapietro. «Una risposta certa da parte della giustizia, evitando la rincorsa ad armarsi, e strumenti normativi» è l’auspicio del segretario generale del Siulp, Felice Romano.
L’attivista
Ma il movimento No Tav tira dritto. «Il racconto della maggior parte dei giornali e dei telegiornali è stato il solito dai tempi del primo G8, da Genova o anche da prima, cioè “ci sono i valligiani che volevano manifestare tranquillamente, poi arrivano i black bloc”. Questa divisione è assolutamente falsa – dice Guido Fissore, storico attivista No Tav ultraottantenne – Se voi aveste visto il corteo che partiva di qua, sapreste che sono andati su in migliaia verso Chiomonte, quindi quello che è successo là l’abbiamo fatto tutti, siamo tutti responsabili». L’attivista sottolinea un punto: «Entrare nel cantiere è stata una cosa condivisa da tutti e questo è bene che lo sappiano, è meglio raccontarlo. Non è la prima volta che lo diciamo, io mi ricordo dopo il 2011. Non vuol dire che tutti andiamo a tirar pietre ai poliziotti, però voglio dire che le situazioni possono degenerare». Secondo Fissore «raccontare che “noi siamo bravi, non facciamo queste cose, sono quelli che vengono da fuori che fanno questi gesti”, che voi dite inconsulti, non è vero. Siamo tutti responsabili, casomai il problema è la risposta che danno». «Proviamo un po’ di fastidio per la loro presenza qui, ma questo significa che l’avversario è debole», ha detto Olivero Fugera, consigliere comunale di minoranza a Giaglione, riferendosi alla visita al cantiere di Chiomonte della premier Meloni e del ministro Piantedosi - Olivero Fugera, consigliere comunale di minoranza a Giaglione.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
