L’ultima proroga del contratto per l’utilizzo in concessione della sede centrale di viale Colombo dice dicembre al 2027. Con una scadenza così vicina, e finora nessuna individuazione di una sede definitiva, l’unica certezza per il liceo Alberti è la storica e «grave carenza di spazi», denunciano i rappresentanti del comitato “Una sede per il liceo Alberti”. Risultato: la scorsa settimana l’istituto è stato costretto a respingere quasi ottanta richieste di iscrizione per il prossimo anno scolastico, 2026-2027, a causa della mancanza di aule.
Le attese
Per l’Alberti erano scesi in campo nella primavera del 2024 anche i candidati sindaco all’inizio della campagna elettorale. “Il Liceo Alberti è una nostra priorità”, “ci impegneremo per trovare una soluzione definitiva”, si diceva. «Impegni rimasti totalmente disattesi e la comunità scolastica è molto preoccupata», spiegano i membri del comitato. «Qualche timido segnale era giunto a luglio 2025, quando il dirigente scolastico Roberto Bernardini era stato ricevuto dal sindaco metropolitano Massimo Zedda. In quella occasione il sindaco aveva prospettato l’invio all’Autorità portuale», che ha la gestione della sede di viale Colombo, in quanto bene demaniale, «della richiesta di una adeguata proroga della concessione, così da consentire alla Città metropolitana di avviare i lavori di consolidamento e restituire alla comunità scolastica le numerose aule attualmente inagibili. Da allora, tuttavia, non è giunta alcuna comunicazione ufficiale né dall’Autorità portuale né dalla stessa Città metropolitana», dicono.
Cosa accade
In questa situazione, «la scorsa settimana il Liceo ha dovuto respingere quasi ottanta richieste di iscrizione per il prossimo anno scolastico, stilando una graduatoria che taglia fuori studentesse e studenti che avrebbero desiderato studiare all’Alberti. Se per chi aveva scelto il liceo scientifico tradizionale esistono diverse alternative negli altri istituti cittadini, nel caso degli indirizzi di Scienze applicate e Linguistico più di sessanta studenti dovranno ripiegare su percorsi di studio diversi, sedi più scomode o indirizzi forse meno adatti alle loro aspirazioni. Si tratta, a nostro avviso, di un caso grave di mancato rispetto del diritto allo studio e delle scelte personali di molti giovani cittadini sardi, che viola ancora il “patto tra generazioni” alimentando il loro senso di sfiducia verso le istituzioni».
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