Il decreto 175 sulle energie rinnovabili passa alla Camera per il sì definitivo, atteso per domani. «È chiaro: le Regioni hanno tempo limitato per mettere su la loro legge», scrive in una nota il movimento “Surra” che, di recente, in una lunga intervista rilasciata da Elena Pinna – uno dei referenti – ha manifestato la volontà, con rinnovato attivismo, di voler dare una scossa all’azione della politica sarda. «Se non la fanno o la fanno male, decide lo Stato. Punto».
Per la Sardegna questo significa una cosa sola: «Dopo la bocciatura della legge regionale precedente, ci sono 120 giorni per scrivere una legge sulla transizione energetica che funzioni. Se sarà forte e rispettosa del territorio, la Sardegna decide. Se sarà debole o assente, decide Roma. L’Autonomia non è sparita, ma ora dipende da come la usiamo». Il paradosso politico – secondo “Surra” – è evidente. «Senza il decreto nazionale, l’autonomia reale sarebbe stata persino minore, perché avremmo avuto un vuoto di regole dove non decideva la Regione e vincevano i progetti più rapidi e legalmente meglio assistiti senza alcuna tutela dei territori e senza una bussola di interesse pubblico. Ora, la Regione è chiamata a portare sul tavolo una legge solida, non c’è più spazio per attenuanti o tentativi di scaricare la patata bollente a qualcun altro. La Regione deve muoversi. Deve coinvolgere sindaci, cittadini e associazioni. Deve proteggere i paesaggi, le risorse naturali, evitare il “chi arriva prima prende tutto”. E deve anche ricordarsi», è la conclusione, «che una legge ci sarebbe già e si chiama Pratobello 24».
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