Il «riproporsi e diffondersi di manifestazioni di razzismo e antisemitismo richiede un’azione rigorosa da parte delle autorità di tutta l’Unione Europea». Nel giorno della Memoria, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non usa mezzi termini per stigmatizzare l’orrore della Shoah, «buio della ragione» che supera il suo tempo e i suoi confini.
«Nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale», avverte il capo dello Stato, ricordando come gli ebrei in Italia furono «traditi dalle leggi razziali volute dal fascismo». E come la Repubblica Italiana e la sua Costituzione siano sorte proprio dal «sangue innocente di deportati e combattenti per la libertà contro le ideologie disumane e sanguinarie».
In un’epoca in cui ancora imperversano «despoti e aggressori», Mattarella si concentra soprattutto sulle violenze sui bambini in ogni parte del mondo che «addolorano, scuotono le coscienze e le interpellano ancora più in profondità».
Il messaggio
La deplorazione dell’Olocausto, pagina nera del secolo scorso, unisce le istituzioni a tutti i livelli, con Papa Leone XIV che sottolinea come la Chiesa sia «contro tutte le forme di antisemitismo e respinge ogni discriminazione o molestia per motivi etnici, di lingua, nazionalità o religione».
Alla cerimonia al Quirinale, con le più alte cariche dello Stato e i rappresentanti della comunità ebraica partecipano anche alcuni sopravvissuti, come la senatrice Liliana Segre a cui Mattarella rivolge il suo primo pensiero.
Il presidente le rinnova «la riconoscenza della Repubblica e la solidarietà, la stima e l’affetto a fronte di attacchi colmi, a un tempo, di volgarità e di imbecillità. Volgarità e imbecillità che sono da sempre le manifestazioni di razzismo e di antisemitismo».
Pagina buia
Anche la premier Giorgia Meloni rimarca come l’antisemitismo non sia stato ancora «definitivamente sconfitto»: «È un morbo che è tornato a diffondersi con forme nuove e virulenti». Quindi l’attacco diretto: «Condanniamo il regime fascista per la sua complicità nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni, una pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938».
«La responsabilità della Shoah non è solo della Germania, dei tedeschi e dei nazisti, è anche del fascismo», le fa eco la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche, Noemi Di Segni. Che racconta così gli attacchi alla comunità ebraica: «Vediamo sassi di pietra vera, lanciati verso ebrei e luoghi ebraici, pietre di inciampo calpestate, offese alla memoria che ci lasciano impietriti e sgomenti».
La politica
Inevitabilmente il conflitto mediorientale e la tragedia di Gaza fanno da sfondo alle cerimonie istituzionali e al dibattito politico. «Sarebbe un’operazione di una scorrettezza unica», dice il leader del M5s Giuseppe Conte, «ma si può e si deve sempre parlare di ciò che è successo a Gaza».
Il capogruppo dei 5 stelle alla Camera, Riccardo Ricciardi, spinge il ragionamento: «Se non ci rendiamo conto che questa disumanizzazione è quanto è accaduto anche a Gaza, allora vuol dire che abbiamo un problema». Per la ministra Eugenia Roccella «il “mai più” che pronunciamo solennemente il 27 gennaio di ogni anno passa oggi anche dall’esistenza e dalla sicurezza di Israele».
«C’è chi vuole ancora oggi cancellare un intero popolo», rincara il vicepremier Matteo Salvini puntando il dito contro «fanatici ed estremisti islamici». La memoria, secondo la segretaria del Pd Elly Schlein, «deve chiamare tutte e tutti a una costante e attiva vigilanza per estirpare le radici dell’odio dalle nostre società».
Il ricordo
Bandiere a mezz’asta a Montecitorio e a Palazzo Madama, eventi e commemorazioni nelle Aule. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana auspica che la ricorrenza sia «un monito a non dimenticare mai i valori della pace e a intensificare gli sforzi per porre fine ai conflitti e alle violenze che purtroppo stanno riemergendo nella nostra epoca».
Anche per il presidente del Senato Ignazio La Russa «la memoria della Shoah deve essere un prezioso strumento di verità, di rispetto e di pace tra le nazioni».
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