La crisi

«Non c’è più rapporto con Meloni» 

Nuovo affondo di Trump: «Ci nega l’aiuto, non vuole essere coinvolta» 

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Per il secondo giorno di fila Donald Trump attacca Giorgia Meloni. «È stata negativa», dice rispondendo alla giornalista star di Fox Maria Bartiromo (a cui il governo sette mesi fa concesse la cittadinanza italiana), spiega che la relazione con lei e l'Italia non è più la stessa: «Chiunque abbia rifiutato il proprio aiuto nella gestione della situazione con l'Iran, con quel Paese non abbiamo più lo stesso rapporto. Giusto per vostra informazione: l’Italia riceve grandi quantità di petrolio dallo Stretto».

La linea

La linea della premier non cambia, nessuna risposta diretta al presidente Usa. Ma non passano inosservati alcuni passaggi delle sue dichiarazioni al fianco di Volodymyr Zelensky, ricevuto a Palazzo Chigi. Come quando rimarca l’importanza della «solidità dell'alleanza euroatlantica».

«L’instabilità sta diventando pian piano la nostra nuova normalità, uno scenario che disorienta, che può spaventare. Ma è soprattutto in momenti come questi che l'amicizia fra popoli fratelli, che si sono dati una mano nei momenti più difficili della propria storia, fa la differenza». Una considerazione declinata sul rapporto fra Roma e Kiev, ma che non può non applicarsi con l'alleato storico americano. Quello a cui Meloni ha opposto una serie di “no” da quando è partita l'operazione militare in Iran: una presa di distanze che le è costata l'accusa di «non avere coraggio», da parte dello stesso leader che nei mesi scorsi l'aveva definita «eccezionale», «fantastica», «governante molto forte».

L’Italia «è pronta a fare la sua parte», ribadisce Meloni, e per garantire la «fondamentale libertà di navigazione» sullo Stretto di Hormuz ha offerto la sua disponibilità, «quando ovviamente lo consentiranno le condizioni di sicurezza». La loro relationship non è più «speciale», ormai è chiaro. E anzi la presidente del Consiglio, raccontano fonti informate, si è raccomandata con staff e ministri: nemmeno uno spiffero deve più uscire sui suoi rapporti con Trump. Mentre anche Matteo Salvini è sarcastico verso il presidente Usa: «Stando a lui la guerra è già finita tante volte, ma non è ancora finita».

Le dichiarazioni

La guerra con l'Iran è «quasi finita» e un accordo entro la fine del mese è «possibile»: parola di Donald Trump che, pur mostrando ancora una volta ottimismo sull'esito dei negoziati con Teheran in vista della scadenza della tregua il prossimo 21 aprile, non sembra voler mollare la presa. Il presidente ha deciso infatti di inviare altri 10.000 soldati nell'area, una mossa per aumentare ancora di più la pressione sulla Repubblica Islamica e spingerla verso un’intesa in tempi stretti.

L'Iran potrebbe valutare la possibilità di consentire alle navi di navigare liberamente attraverso il lato omanita dello Stretto di Hormuz senza rischio di attacchi, nell'ambito delle proposte avanzate nei negoziati con gli Stati Uniti, qualora si raggiungesse un accordo: lo scrive Reuters in un'esclusiva sul sito, citando una fonte iraniana. Un nuovo round di colloqui potrebbe tenersi la prossima settimana. I dettagli sono ancora in via di definizione. Trump sembra voler chiudere il conflitto con l’Iran rapidamente: fra il crollo dei sondaggi, le crescenti difficoltà dei repubblicani e le critiche di parte della sua base Maga, il commander-in-chief sa di essersi esposto a molti rischi e che è arrivato il momento di voltare pagina. Il rischio è che anche il suo partito possa definitivamente ribellarsi alla guerra. Non è escluso, comunque, che Trump voglia chiudere il dossier Iran per occuparsi di un'altra delle sue priorità: Cuba. Il Pentagono starebbe già elaborando piani militari per l'isola così da essere pronto se il commander-in-chief decidesse di procedere.

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