Basket Serie A.

Non c’è più la Dinamo dei miracoli 

I sassaresi sono a un passo dalla retrocessione, in bilico il coach Mrsic 

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C'è chi ringrazia per i trofei vinti, compreso l'impensabile scudetto 2015. C'è chi è imbufalito per le ultime prestazioni casalinghe senza nerbo e orgoglio. C'è chi sottolinea che la Dinamo è da tre anni che sta nella parte destra del tabellone senza disputare Coppa Italia e playoff. Nessuno tra i tifosi sembra credere a una salvezza che solo la matematica rende possibile. Per capire: Sassari resta in A se vince una gara in più di Treviso, ma deve affrontare Virtus Bologna e Brescia, mentre i trevigiani hanno tre gare, contro Brescia, Cantù e Reggio Emilia.

Se nelle sconfitte in volata c'erano state almeno prestazioni sufficienti (ma ci voleva ben altro) e prevaleva la rabbia per le chiamate arbitrali, questa volta è stata una resa di tutti, eccezion fatta per Mauro Ceron, l'unico applaudito dai tifosi.

Il flop americano

Ieri mattina presto la squadra si è allenata, nonostante resti ferma nel fine settimana per il turno di riposo. Un segnale che forse andava dato prima, per dare una svegliata a qualche giocatore (soprattutto gli americani, fatto salvo il generoso McGlynn) che hanno grosse responsabilità nella serie di sei sconfitte consecutive. Buie, Macon, Thomas e Marshall dovevano essere leader e trascinatori, ma non lo sono stati.

Il mercato

Probabile che ieri ci sia stato un incontro tra la dirigenza e il tecnico Mrsic. L'esonero è una possibilità che però a due sole partite dal termine cambierebbe poco, considerata la fragilità psicologica e la scarsa combattività di un gruppo che si è progressivamente sfaldato. Non c'è neppure il tempo per tornare sul mercato. L'ultima occasione buona è stata persa quando l'ex Cappelletti si è liberato dalla esclusa Trapani ma il Banco di Sardegna non lo ha ingaggiato, facendoselo portare via da Treviso che grazie anche alla grinta del play ha coronato una rimonta che sembrava impossibile due mesi fa.

Le cause

Due fattori legati. Comprensibile che il presidente Stefano Sardara sia stanco dopo 15 anni (il primo in A era targato famiglia Mele) e lo ha anche ammesso più di una volta. Il fatto è che nel frattempo la struttura si è ampliata ma senza aumentare in personalità. Anzi, la partenza di Federico Pasquini, braccio destro del presidente, molto più che gm, ha lasciato un buco. Non colmato dal nuovo direttore sportivo Mauro Sartori, che ormai da qualche mese, per motivi personali, segue la squadra solo quando è sulla Penisola. Senza un allenatore carismatico come Sacchetti o Pozzecco, senza giocatori carismatici come Spissu, Logan e Bilan per citare gli ultimi esempi, la squadra ha perso identità ed empatia coi tifosi. Nelle ultime tre stagioni il copione è sovrapponibile: qualche straniero sbagliato, cambio di allenatore, nuovi stranieri, mancanza di un nucleo solido.

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