Un altro schiaffo alla Giunta Todde, dopo quello assestato dalla Corte Costituzionale. Anche il Tar boccia i commissariamenti delle aziende sanitarie sarde previsti nella legge approvata ad aprile 2025, deliberati dalla Giunta un mese dopo e dichiarati illegittimi dalla Consulta. Lo ha fatto ieri accogliendo il ricorso per il reintegro dell’ex direttore generale della Asl di Sassari Flavio Sensi, l’unico tra i manager defenestrati (mentre erano ancora in carica) ad essersi rivolto ai giudici amministrativi nei tempi previsti per legge. Dopo la Consulta, era prevedibile che il Tar si sarebbe pronunciato in questo modo. Ma in pochi potevano immaginare una sentenza così nettamente contraria all’operato dell’Esecutivo guidato da Alessandra Todde.
Il dispositivo
Prima di tutto, è spiegato nel dispositivo, l’atto impugnato – cioè la nomina del commissario straordinario e la conseguente decadenza di Sensi – «è irrimediabilmente illegittimo». Di conseguenza, Sensi «deve essere reintegrato nella posizione precedente». Tra parentesi: il manager nel frattempo è stato nominato dg alla Multiss di Sassari, quindi non è detto che ritorni alla Asl 1. Il cuore della sentenza del Tar è il richiamo alla Consulta. Muovendo da questa declaratoria di incostituzionalità, il Tar è netto: la delibera è illegittima e l'illegittimità opera ex tunc, cioè sin dall'origine, travolgendo tutti gli effetti prodotti.
Sui nuovi dg
Fondamentale il passaggio sul perché la Regione non possa nominare nuovi direttori generali, come invece ha fatto a dispetto della sentenza della Consulta: «In altre parole - scrivono i giudici - la dichiarazione di illegittimità costituzionale della legge regionale che ha attribuito alla Regione il potere di dichiarare decaduto il ricorrente, esclude che la stessa Regione possa esercitare il potere di nomina di altro direttore generale». In sostanza, la Regione non può aggirare la sentenza nominando un nuovo dg, perché il potere di nomina presuppone che il manager precedente sia legittimamente decaduto, ma il potere di farlo decadere non esiste più, perché la legge che lo attribuiva è incostituzionale. Ma da ambienti vicini alla Giunta emerge questa posizione: le sentenze fanno stato tra le parti, inoltre, per gli altri ex dg la situazione è definita, e lo è da quando sono decorsi i termini per presentare ricorso al Tar.
Settimo ricorso
A fare ricorso nei tempi di legge era stato infatti solo Sensi, mentre sei degli altri manager silurati hanno affidato la propria istanza direttamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella con un ricorso straordinario. A questi sei, si è aggiunto anche quello di Raimondo Pinna, ex direttore sanitario del Brotzu. La sentenza del Tar potrà essere impugnata davanti al Consiglio di Stato per la decisione finale.
«Caos»
Valanga di reazioni, soprattutto nel centrodestra. Per il Campo largo parla il capogruppo M5S Michele Ciusa: «Giunta e maggioranza vanno avanti forti dei pareri giuridici dei giorni scorsi. Non prendiamo lezioni da chi ha devastato la sanità». Il capogruppo di FdI Paolo Truzzu parla di caos totale: «Il Tar ha stabilito che le nomine dei nuovi direttori generali sono illegittime. Il parere legale chiesto da Todde e costato ventimila euro è solo carta straccia. La strategia della presidente si è rivelata un fallimento su tutta la linea: lei è responsabile del caos che regna nella sanità sarda». Per Alice Aroni (Udc) «la sanità è in stallo sia nelle aziende in cui sono stati nominati i dg, sia in quelle rimaste senza guida». Per il deputato di FI Ugo Cappellacci «è smontato alla radice l’impianto con cui la Giunta ha messo mano alla sanità regionale. Quello che emerge è gravissimo: la sanità è stata governata con strumenti dichiarati illegittimi, azzerando dg, creando instabilità, compromettendo continuità gestionale e credibilità istituzionale». Per Alessandro Sorgia (Misto) «la sentenza certifica il livello di improvvisazione con cui la Regione ha gestito le nomine dei vertici delle Asl». Umberto Ticca (Riformatori) osserva: «Non chiedevamo di risolvere in un anno problemi stratificati. Ma qui, tra forzature legislative e pasticci amministrativi, si vede solo incertezza e paralisi». Intanto la maggioranza è impegnata nelle trattative per la guida delle tre Asl rimaste vacanti. Interlocuzioni che adesso si complicano, visto il riferimento del Tar all’impossibilità di nominare nuovi manager.
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