G20 Spiagge

Nomadi digitali, oltre il turismo 

«La Sardegna può giocare un ruolo molto importante per qualità della vita» 

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Inviata

Arzachena. Un’opportunità per attrarre talenti e combattere lo spopolamento delle zone interne ma anche per bilanciare la stagionalità dei comuni balneari. Come quelli del G20 spiagge, i campioni italiani delle presenze turistiche che si sono riuniti nel fine settimana ad Arzachena (che fa parte del network insieme ad Alghero). Quella dei nomadi digitali, professionisti che lavorano da remoto e si spostano in diverse aree, non è più una nicchia: oltre 55 milioni di persone lavorano a distanza nel mondo e si stima che nel 2030 saranno oltre ottanta.

L’analisi

Alberto Mattei, presidente dell’associazione Italiana nomadi digitali, chiarisce subito agli amministratori comunali riuniti nelle tenute Surrau che chi si sposta per lavorare da remoto non è un turista, è qualcosa di più e di diverso. Ma porta numeri importanti. Dal punto di vista economico 100mila nomadi digitali che vivono per sei mesi in una località rendono quanto due milioni e mezzo di persone che fanno una vacanza di sette giorni con una pressione antropica nettamente inferiore. Una chance importante, quindi, e un modo di non cedere alla monocultura turistica ma con un secondo avvertimento: «Attrarre nomadi digitali non vuol dire vendere case, anche perché il concetto di casa di proprietà è molto italiano – prosegue Mattei – tendenzialmente sono persone che amano spostarsi».

L’Italia è in ritardo. Ci sono realtà che stanno facendo operazioni di marketing importanti come la Spagna. «La Sardegna può giocare un ruolo molto importante, per qualità della vita e dell’ambiente, ci sono tanti progetti soprattutto in Barbagia e nel Sulcis ma portati avanti da singoli operatori, se si vuole puntare su questo settore è necessario un coordinamento». E naturalmente una serie di servizi, da spazi di cohousing e coworking ma soprattutto ottime connessioni di rete (cosa per nulla scontata).

Il problema casa

Le questioni abitative sono al centro dell’interesse dei comuni costieri che vivono il paradosso di un rischio spopolamento per mancanza di case: è l’effetto affitti brevi. «Dal 2020 al 2024 c’è stato un aumento del 300 per cento delle case passate dal residenziale agli affitti brevi con un forte impatto sul territorio, sulla possibilità di trovare casa per i giovani che rientrano dopo gli studi e per i lavoratori», ha detto l’assessora al Turismo di Arzachena Claudia Giagoni. Daniela Angelini, sindaca di Riccione ha auspicato una disciplina nazionale sugli affitti brevi. Tra le possibilità c’è quella di individuare zone precise e di imporre un cambio di destinazione d’uso.

«Noi abbiamo superato 1,4 milioni di presenze e questo pone un problema, non voglio parlare di overtourism, ma di sicuro è un processo che va governato», ha detto in apertura il sindaco di Arzachena Roberto Ragnedda. Ma gli scenari stanno cambiando: «La stagione si sta allungando, ogni anno di più e noi puntiamo anche su storia e identità culturale. La Costa Smeralda non può essere un’enclave chiusa in se stessa».

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