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No Tav, la guerriglia scoppia anche tra gli schieramenti 

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La guerriglia esce dalla Val di Susa e si prende anche Montecitorio. Gli assalti No Tav diventano il grimaldello del centrodestra per rilanciare un ulteriore giro di vite contro chi devasta i cantieri e aggredisce le forze dell'ordine. Le opposizioni scelgono invece di invertire la direzione del confronto e uniscono le voci nella richiesta che Matteo Piantedosi riferisca in Aula: se i decreti sicurezza erano stati presentati come la risposta definitiva alle violenze, come hanno fatto centinaia di antagonisti, anche arrivati dall'estero, a raggiungere il cantiere? E soprattutto: dov'era l'intelligence? Un presunto vuoto attorno al quale Pd, M5s, Avs e Italia Viva provano a ricondurre il processo politico dei quattro anni di governo Meloni.

Le scintille si accendono fin dall'apertura dei lavori. Le devastazioni al confine italo-francese rappresentano «una vera azione di terrorismo premeditato», è il primo affondo del deputato di Fratelli d'Italia, Fabrizio Comba, rafforzato dalla denuncia leghista - per bocca di Elena Maccanti - di una regia «eversiva» con base nel centro sociale Askatasuna. Lo stesso per cui Matteo Salvini poche ore prima era tornato a chiedere lo sgombero. Poi arriva il turno del vannacciano Edoardo Ziello: la condanna delle violenze è quasi un passaggio obbligato, Un assist che le opposizioni raccolgono con Chiara Appendino (M5S): «Chi tira pietre e bombe carta è un delinquente». Quindi il dem Federico Fornaro: «Non accettiamo i tentativi di strumentalizzazioni» e accuse di «connivenze che non esistono».

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