Tel Aviv. I media già pubblicano le foto dei prossimi 120 membri della Knesset, ma con l'elenco in aggiornamento in attesa dello spoglio delle circa 480mila buste con il voto di soldati, diplomatici di stanza all'estero, ospedalizzati e detenuti. Il restante 86 per cento dei voti è stato scrutinato: 53 seggi vanno al blocco di Netanyahu, 48 al Change Bloc di Gadi Eisenkot e 19 ai partiti arabi. Allo stato attuale dei conti, il Likud del premier resta il partito più grande con 26 seggi, Yashar dell'ex capo dell'Idf ne guadagna 21, i tre partiti arabi alleati nella Lista Unita, 12 seggi e Ra'am 7. Di fatto un vero vincitore finora non è uscito da queste elezioni. Il Blocco di Eisenkot non è riuscito a realizzare il rovesciamento di Bibi, ma neppure Netanyahu ha vinto. Ora tocca al presidente Isaac Herzog prendere in mano la situazione.
I colloqui
I commentatori sottolineano che in ballo c'è pure un secondo presidente, Donald Trump. Che dopo il clamoroso messaggio di endorsement all'attuale “premier-guerriero”, ne ha inviato uno dietro le quinte: detesta Itamar Ben Gvir e neppure Bezalel Smotrich gli sta simpatico. Intervistato sulla possibilità di un suo coinvolgimento nella formazione di un governo di unità nazionale guidato da Netanyahu, Trump ha risposto di non averci ancora pensato: «Darò un'occhiata», ha aggiunto. Herzog dal canto sua ha chiarito: «Una cosa deve essere chiara, dobbiamo fare tutto il possibile per evitare un'ulteriore tornata elettorale. Mi aspetto che chiunque venga qui si presenti con apertura mentale». Nel frattempo la tv pubblica israeliana ha rivelato che il presidente dovrebbe incontrare nei prossimi giorni, già prima delle consultazioni, Benjamin Netanyahu e Gadi Eisenkot - separatamente - per iniziare a testare la fattibilità di un governo di unità nazionale.
Bibi
Benjamin Netanyahu, che nella sua prima dichiarazione ha affermato che ora si deve «formare un ampio governo di destra nazionale evitando il sostegno dei partiti arabi», ha ribadito il concetto accusando un membro della Lista Unita araba per un video in cui ha elogiato il popolo palestinese e i terroristi che si trovano in prigione: «È con questi individui che (le opposizioni) intendono formare un governo pericoloso. Non permetteremo che ciò accada», ha detto. Poi il Likud ha denunciato che «le elezioni sono state rubate da partiti arabi che sostengono il terrorismo e l'eliminazione dello Stato ebraico attraverso gravi reati penali: corruzione, minacce, violenza, falsificazione e utilizzo di software proibiti per sollecitare gli elettori».
Il fronte arabo
Dure le parole del presidente della Lista Unita, Yousef Jabareen: «Chiunque voglia offrire un'alternativa sostanziale e autentica al governo sanguinario di Netanyahu dovrà parlare con noi per spianare la strada al cambiamento che il popolo israeliano desidera ardentemente».
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