Edilizia.

Nell’Isola una casa su tre non è occupata 

Nell’interno è disabitato il 50% delle abitazioni. Compravendite concentrate nei litorali 

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In Sardegna, su oltre 1 milione di abitazioni di proprietà, ben 320mila, pari al 32%, risultano non occupate o destinate agli affitti brevi. Di queste, circa 51mila sono utilizzate per locazioni turistiche, mentre nelle aree interne la quota delle abitazioni disabitate supera il 50%. Al contrario, l’80% delle compravendite immobiliari è concentrato lungo i litorali, con la sola Gallura che assorbe il 21,7% delle transazioni regionali. Un mercato, dunque, profondamente squilibrato, proprio mentre cresce la domanda di abitazioni da parte di famiglie, lavoratori e studenti. Anche la popolazione anziana esprime bisogni abitativi nuovi, che oggi non trovano ancora un’offerta adeguata di soluzioni flessibili e dedicate. A pesare sulle famiglie è inoltre il costo complessivo dell’abitare: mutui, affitti e utenze incidono per il 33,5% sul reddito familiare. La sfida, quindi, non è soltanto costruire nuove abitazioni, ma riportare sul mercato quelle inutilizzate, rigenerare i centri e le aree interne, diversificare l’offerta abitativa e migliorare la qualità del patrimonio esistente. L’obiettivo è rendere il sistema dell’abitare più sostenibile, accessibile e coerente con i nuovi bisogni della popolazione.

I numeri

Sono alcuni dei dati che emergono dal report sull’edilizia e sulla domanda abitativa nell’Isola realizzato da Nomisma e che sarà illustrato oggi a Olbia – al Blu Marine Conference Center, in viale Italia 39, a partire dalle 10 – in occasione del convegno organizzato da Confartigianato Imprese Sardegna e Anaepa Edilizia Confartigianato “La nuova domanda abitativa come opportunità per le imprese edili artigiane della Sardegna”. Lo studio Nomisma analizzerà le profonde trasformazioni demografiche, sociali e immobiliari che stanno interessando la Sardegna.

Trasformazioni

Se nei poli urbani crescono le nuove concessioni edilizie, con un +9,4% nel 2025, e aumenta l’efficienza energetica degli edifici, nei comuni delle aree interne avanzano invece lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione, insieme a un’elevata presenza di alloggi vuoti e in condizioni di degrado. Contemporaneamente, il boom dell’extra-alberghiero e degli affitti brevi nelle aree costiere riduce l’offerta di abitazioni destinate alla residenza stabile e contribuisce a spingere verso l’alto i canoni di locazione. Il report individua alcune direttrici di intervento: la rigenerazione del patrimonio inutilizzato nei borghi e nei centri delle aree interne, una gestione più equilibrata delle locazioni turistiche, la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente e lo sviluppo del Senior Housing, anche alla luce delle opportunità legate alla Silver Economy e ai nuovi bisogni della popolazione anziana. La trasformazione riguarda direttamente anche il sistema produttivo: il comparto dell’edilizia e delle attività collegate coinvolge nell’Isola oltre 23mila imprese, dà lavoro a 42mila addetti e genera 1,3 miliardi di valore aggiunto. Per Confartigianato Imprese Sardegna, «la casa dell’Isola deve tornare a essere un forte fattore di coesione sociale e di sviluppo economico. Riqualificare l’esistente significa valorizzare le imprese artigiane locali, frenare lo spopolamento e garantire il diritto all'abitare su tutto il territorio».

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