Il bilancio.

Nell’esodo 57 annegati, fuga all’indietro verso il Marocco 

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Madrid. La spiaggia del Tarajal, dove nelle ultime 48 ore si è consumato il più grande assalto migratorio mai registrato alle frontiere europee, è avvolta da una calma apparente dopo il caos, rotta dalle grida di aiuto di migranti che continuano ad arrivare a nuoto. Ma che trovano oggi la strada sbarrata dalle divise. Il bilancio delle vittime è drammatico: almeno 57 persone sono annegate nel tentativo di raggiungere a nuoto l'enclave. Il presidente di Ceuta, Juan Jesus Vivas, ha parlato di circa 60.000 migranti giunti via mare o via terra: «Una pressione assolutamente impossibile da gestire» per una città di appena 85.000 abitanti, ha detto, denunciando la risposta di Madrid «tardiva e insufficiente». E ha accusato inoltre le autorità marocchine di destabilizzare Ceuta. Secondo il ministero dell'Interno oltre 48.300 dei circa 50.000 migranti arrivati in massa hanno già fatto rientro in Marocco, grazie ai rimpatri spontanei.

L’emergenza

La fuga all'indietro è alimentata dalla mancanza di assistenza ma anche dagli echi di scontri tra le forze di polizia e gruppi di magrebini e di decine di arresti. «Sono entrato pensando di poter ottenere asilo in Spagna e di poter portare col tempo mia moglie e i miei figli. Ma qui è tutto chiuso, non possiamo mangiare, non sappiamo dove dormire, preferisco tornare indietro prima di morire di fame», racconta Abdel Atif, giovane marocchino all'emittente Cadena Ser. Nelle ore più drammatiche, la gendarmeria sul lato marocchino dell'enclave è intervenuta con idranti e lacrimogeni per disperdere le persone ammassate sulle colline mentre la Guardia Civil e l'esercito spagnolo hanno blindato gli accessi all'enclave.

Contestazioni

Al suo arrivo a Ceuta, il premier Pedro Sanchez è stato accolto da una selva di fischi e urla. Il capo dell'esecutivo ha condannato "la valanga" umana che si è abbattuta sull'enclave, definendola «una violazione dell'integrità territoriale della Spagna». Nel rispondere alle domande dei cronisti sull'iniziale passività delle forze di sicurezza marocchine, Sanchez ha assicurato che con il Marocco «l'interlocuzione è fluida e ragionevole rispetto al 2021», quando in 48 ore si riversarono nella città iberica oltre 8mila marocchini. Allora il Marocco fu accusato di aver allentato in controlli ai confini per forzare un cambio della posizione spagnola sulla sovranità rivendicata dal Fronte Polisario sul Sahara Occidentale. Ma oggi, dopo 4 anni di luna di miele ritrovata, i motivi dell'ondata migratoria su Ceuta appaiono più confusi. Il ministro degli esteri, José Luis Albares, mantiene "contatti permanenti" con il collega marocchino Nasser Bourita e le istituzioni europee. Ma cominciano ad affiorare interrogativi sulle cause dell'esodo di massa. Numerosi analisti collegano la crisi ai tentativi del governo Sanchez di rafforzare i rapporti con l'Algeria. Si tratta di una lettura che alimenta i timori di una nuova possibile tensione diplomatica tra la Spagna e il Marocco.

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