Il maître

«Nelle altre regioni gli stagionali hanno più garanzie» 

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Ha fatto la gavetta al completo: «Ho iniziato come stagionale quando avevo sedici anni. Sala, cucina, economato e sono stato anche facchino, in pratica tutti i ruoli tranne nell’animazione e quello da bagnino».

Valerio Garau, nuorese, ora ha quarant’anni, abita a Budoni, fa il maître d’hotel ed è il referente regionale dell’Anls (Associazione nazionale lavoratori stagionali). «Adesso lavoro dieci mesi all’anno, che mi consentono una stabilità direi abbastanza buona. Non posso lamentarmi. Ma quando ho iniziato non era certo così». Non lo è nemmeno per tanti altri che contrariamente a lui viaggiano a quattro mesi, più otto di fermo: «La Naspi non basta certamente per vivere, d’inverno siamo lasciati soli da tutti. Anche dalla Regione. Valle D’Aosta e Trentino al temine dell’indennizzo intervengono assicurando agli stagionali almeno due mensilità extra, non accade altrettanto in Sardegna», dice con tono polemico. «Invece di migliorare le cose sono persino peggiorate: con la vecchia disoccupazione erano garantite sei mensilità, ridotte a tre con la Naspi. Il problema di fondo è che non si capisce che il lavoratore stagionale del turismo è una figura che deve essere tutelata il più possibile, non sfruttata o attaccata».

Il bilancio di questi ventiquattro anni a tempo determinato? «Ci credo ancora tanto, ma sono più i contro dei pro».

RIPR. RISERVATA

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