Arzachena.

Nel sangue i misteri del delitto 

Omicidio Pinna, tutti i dubbi sulla lite prima dei colpi mortali 

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Il sangue di Cinzia Pinna ovunque nella stanza del delitto (decine di tracce ematiche individuate dal Ris), ma anche il sangue di Emanuele Ragnedda sul pavimento, su calzature, sui cuscini e sulla fodera del divano dove probabilmente era seduta la vittima quando è stata raggiunta dal primo proiettile. Sangue della donna uccisa e tracce ematiche di Ragnedda sulla lama e sul manico di un coltello trovato dai carabinieri sopra un sedile del mezzo utilizzato per trasportare il corpo di Cinzia in aperta campagna. I risultati degli accertamenti biomolecolari del Ris di Cagliari sono un ulteriore e nuovo tassello del giallo di Conca Entosa. Pongono la domanda chiave di tutta l’inchiesta sull’omicidio della giovane originaria di Castelsardo. Che cosa è successo tra Emanuele Ragnedda e Cinzia Pinna prima che, come sostiene la Procura, dalla pistola Glock dell’imprenditore partissero i colpi che hanno ucciso la donna? La pm Noemi Mancini deve trovare una risposta subito, le indagini sono arrivate alla fine. Perché dentro la stanza del delitto, nella casa di Conca Entosa, ci sono numerose tracce ematiche con il genotipo di Ragnedda?

L’aggressione c’è stata?

Emanuele Ragnedda, in carcere dal 24 settembre 2025, ha confessato di avere ucciso Cinzia Pinna (seppure fornendo versioni diverse del delitto). Ma da settimane ormai l’uomo insiste su un punto: la vittima lo avrebbe aggredito impugnando un coltello. Le traiettorie dei proiettili sembrano smentire Ragnedda, perché l’imprenditore di Arzachena (dicono le consulenze disposte da Noemi Mancini) avrebbe sparato dall’alto verso il basso e non puntando l’arma contro una persona che si avvicinava a lui in piedi. Su un divano c’è il sangue della vittima, i suoi capelli e un foro di entrata e uscita di un proiettile. Ragnedda mente? Sul dato dell’aggressione si deciderà buona parte del caso.

Il super perito di Garlasco

E così si arriva al braccio di ferro in atto tra Procura e difese di Ragnedda (i penalisti Luca Montella e Gabriele Satta). Gli avvocati dell’imprenditore chiedono un nuovo sopralluogo a Conca Entosa, questa volta con il loro super consulente, il criminalista e specialista balistico Dario Redaelli. Si parla del perito della famiglia Poggi (delitto di Garlasco), ma anche di uno dei protagonisti del caso di Yara Gambirasio. La Procura dice no al sopralluogo, le difese si sono rivolte al gip (udienza il 26 maggio) perché lo disponga. La difesa ritiene che il discorso della traiettoria dei proiettili debba essere riaperto ora.

Complici senza prove

Il discorso del favoreggiamento è in discussione. Rosa Maria Elvo, la compagna di Ragnedda, sembra quasi fuori dall’inchiesta. Ma anche per Luca Franciosi (difeso da Maurizio e Nicoletta Mani) non ci sono prove decisive, tutt’altro. È stato trovato il suo profilo genetico nella casa di Conca Entosa, ma il giovane ha sempre detto di esserci andato il giorno dopo il delitto e non per pulire le stanze.

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