Undici anni fa, stessa costa, uno specchio di mare non poi così distante da quello che ieri ha fatto temere un’altra disgrazia. Un altro lutto. Il 9 luglio del 2015 a pochi metri dalla spiaggia di viale Delle Sirene a Santa Margherita di Pula una bambina si tuffa in acqua saltando dallo yacht a bordo del quale si trovava assieme al padre, è ora di tornare a riva per rincasare dopo una giornata di mare; ma l’imbarcazione scarta, l’elica gira all’improvviso, lo scafo travolge chi è nelle immediate vicinanze. E colpisce anche lei, ferendola in maniera gravissima. Mortale.
Letizia Trudu aveva 11 anni, un’età nella quale si può pensare solo a giocare e divertirsi. Aveva una vita davanti, interrotta in un momento di gioia e festa davanti a bagnanti sconvolti e a un genitore devastato. La madre, Federica Fois, era al lavoro. Ricevuta una telefonata, si era precipitata verso l’auto ed era corsa verso la sua piccola. Per ricevere la notizia peggiore che una madre possa mai avere.
Un episodio sconvolgente, che aveva toccato e coinvolto tutta la Sardegna. Un anno fa, nel decennale della tragedia, la madre aveva voluto far sapere che «lei», Letizia, «vive nei nostri ricordi, nei nostri pensieri, nelle piccole cose che ce la ricordano. Nel sorriso di sua sorella, nei momenti in cui ci sembra di sentire ancora il suo profumo, nella forza che dobbiamo trovare ogni giorno per onorare la sua memoria». E così ogni luglio di ogni anno, perché una parte del proprio cuore si può perdere ma non dimenticare. Mai.
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