Oristano.

«Negozi in centro? Si può fare» 

Dalla Ztl agli affitti: i progetti di Federmoda che avvia un check-up del retail 

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Nessuna sorpresa per l’assegnazione della maglia nera a Oristano, anzi. Sono anni che periodicamente in queste pagine si scrive di serrande abbassate, di negozi storici che chiudono, di altri che aprono per mezza stagione. E da anni si racconta che in questa città le nascite non si festeggiano più, l’indice di vecchiaia è il più alto d’Italia, i locali in affitto hanno prezzi lunari. E che la povertà sta dilagando. Tutti fattori che concorrono alla crisi del commercio al dettaglio. Oggi da quegli articoli si passa ai numeri di Confcommercio che assegna a Oristano la maglia nera (l’ennesima) in Sardegna per il numero di negozi chiusi dal 2012 al 2025.

La desertificazione

«Secondo le analisi negli ultimi 13 anni i capoluoghi dell’Isola hanno perso 1.096 negozi (-17,2%). In questo scenario, il capoluogo oristanese emerge come il territorio più colpito, registrando il record negativo di desertificazione commerciale con un -28,9%. Il calo registrato a Oristano è più marcato rispetto ad altre realtà come Cagliari (-12,6%) o Nuoro (-20%)», si legge nel report Confcommercio “Città e demografia d’impresa” che, non a caso, ha il sottotitolo “Accelera la desertificazione”.

Iniziativa

Dopo questa fotografia in bianco (poco) e nero (molto) scattata da Confcommercio, Federmoda tenta di rianimare un settore moribondo. «Nel centro storico di Oristano, le imprese di abbigliamento e calzature sono scese da 106 unità del 2012 alle attuali 53. Un vuoto che l’aumento moderato del settore ricettivo (+9,1%) non riesce a colmare». Il presidente Renzo Mereu, con attività nel Terralbese, lancia il “Check-up del Retail territoriale” rivolto a tutti gli operatori. «Non si tratta di una semplice indagine ma della base per creare azioni concrete a supporto del commercio al dettaglio. I dati raccolti permetteranno di mappare le criticità su marginalità e costi di gestione; organizzare interventi tecnici sulla gestione dei saldi e dell'invenduto; costruire reti tra negozianti per aumentare il potere contrattuale e la capacità di attrazione dei centri storici», si legge in una nota di Federmoda. «Oristano non può permettersi di perdere ulteriormente il proprio tessuto commerciale – sottolinea Mereu – Partecipare a questo check-up significa dare forza alla categoria per chiedere alle istituzioni interventi urgenti di supporto e aiutare le imprese a costruire strategie di miglioramento».

L’analisi

Renzo Mereu ha esperienza, intelligenza e idee per centrare l’obiettivo. Anche perché esce dalle classiche banalità per le quali la crisi del commercio oristanese è dovuta solo all’esperienza Covid, alla grande distribuzione, al commercio online. «Fattori che valgono per tutti, in ogni angolo del mondo. Qui abbiamo caratteristiche peculiari che vanno analizzate: una grande denatalità che influisce non poco nel nostro settore e una povertà che sta colpendo anche la classe media», esordisce Mereu. Che prima di tutto scava nel suo mondo. «Tanti negozi chiudono perché non riescono ad attualizzare il modello di business: io stesso ho iniziato per gioco poi però ho dovuto fare i conti con il diventare imprenditore e con le trasformazioni del mercato». Fondamentale quindi un modello di business per arrivare ad essere un imprenditore consapevole che pur di non chiudere l’attività deve stare al passo con i tempi e trasformarsi. «Nel settore dell’abbigliamento le mode cambiano velocemente e chi vende deve riconoscere le novità del momento e adeguarsi».

Nuove tendenze

Posto che i primi centri commerciali nel mondo hanno compiuto 70 anni e gli outlet 60, «proprio grazie ad alcuni viaggi organizzati da Confcommercio abbiamo verificato come nel Nord Europa si stia tornando ai negozi di vicinato con prodotti su misura, di altissima qualità. Un’onda che arriverà, si spera il prima possibile, anche in Sardegna e che proprio grazie all’associazione, che apre una finestra sul mondo, siamo in grado di studiare», commenta Mereu.

Il dibattito sulla Ztl

Nel centro cittadino da oltre un decennio esiste la Ztl solo sulla carta eppure i negozi chiudono e le case si svuotano. La Giunta Sanna vorrebbe istituirla realmente ma le resistenze non mancano. Ora, visto che dal 2012 la desertificazione ha colpito soprattutto Oristano e il suo centro, aperto al traffico, perché non cambiare con la Ztl? «Certo, andrebbe magari accompagnata da un progetto più ampio perché non sia solo fine a se stessa - risponde Renzo Mereu – Nelle strade pedonali ci sono negozi “storici” che resistono ma esiste anche un problema di costi di affitto».

Affitti alle stelle

E quando si parla di costi di affitto, il presidente di Federmoda lancia un appello «perché non è possibile pagare un locale nelle strade a ridosso del centro quanto un negoziante versa per un affitto in via Garibaldi a Cagliari. Qualcosa non torna». Insomma, Ferdemoda «ha un compito arduo ma non impossibile: partiamo da un’analisi interna, ragioniamo sugli strumenti che ci servono, poi costruiamo un dialogo con amministratori locali e cittadini. La nostra associazione lavora per il territorio e il territorio ha bisogno di negozi di vicinato», conclude Mereu.

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