L’ultimo saluto a Michele Murgia, il 21enne tragicamente scomparso in un incidente stradale a Uta mercoledì pomeriggio, si è trasformato in un abbraccio collettivo che ha paralizzato Assemini, tra il rombo dei motori che il giovane tanto amava e il volo di decine di palloncini bianchi e azzurri. Ieri pomeriggio, la parrocchia di San Pietro non è riuscita a contenere il dolore di un’intera generazione: centinaia di ragazzi hanno scelto di restare sul sagrato, indossando una maglietta bianca con il volto sorridente di Michele e la scritta «Sarai per sempre nel nostro cuore», lasciando lo spazio dei banchi all’intimità straziante dei familiari.
Il messaggio di pace
La celebrazione è stata officiata da don Paolo Sanna, mentre a don Efisio Zara è stata affidata la lettura del Vangelo incentrata sul dialogo tra Marta e Gesù dopo la morte di Lazzaro. Proprio su questo passo, e sulle parole «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto», si è snodata un’omelia che ha voluto lanciare un messaggio di pace e riflessione, lontano dalle polemiche che spesso divampano dopo simili tragedie: «Siamo qui per esprimere vicinanza, cordoglio e pietà cristiana», ha esordito il sacerdote. «Questo è un atto doveroso per ogni essere umano. Ma sia chiaro: questo posto non somiglia a un’aula di tribunale. Non siamo qui per emettere giudizi o condanne. Nessuno di noi può dirsi santo, né ritenersi peccatore al cento per cento».
Contro l’odio social
Il parroco ha poi rivolto un pensiero a tutte le famiglie coinvolte nel drammatico incidente di Uta, accomunate da un dolore che lascerà strascichi inimmaginabili, invocando il dono della misericordia per la fragilità umana. Un passaggio durissimo è stato dedicato al clima mediatico: don Sanna ha chiesto maggiore consapevolezza, ribadendo che i valori umani e il dolore non possono diventare oggetto di discussione, tantomeno sui social. Ha invocato un’«alleanza educativa», necessaria per proteggere e guidare i giovani in un momento di così profondo smarrimento.
I biglietti e i fiori
In chiesa, visibilmente distrutto, anche l’amico Riccardo, rimasto coinvolto nello schianto, mentre è rimasto assente chi guidava la macchina. Il momento più struggente è arrivato al termine, quando la piazza è diventata il palcoscenico di un affetto smisurato. Tra i fiori e i nastri, i biglietti degli amici hanno raccontato un legame che va oltre la morte. «Ciao Michele, proteggici da lassù, sei la stella più luminosa del cielo. Vola alto, vola libero e spensierato. Ci mancherai Biju», recita uno dei messaggi più dolci. E ancora, le testimonianze di fratellanza: «Sono stato vicino fino all’ultimo al mio amico fratello Michele, il tuo caro amico Zizzi». Altri saluti da Nino («Ciao Biju ti voglio bene»), da Nicholas («Poi passu»), fino a Giuseppino e al gruppo di Beba, Irene e Betta. All’uscita del feretro bianco, sorretto a spalla dagli amici, un’Abarth ha fatto risuonare a tutto volume “Non lo sai” di Shiva, la musica preferita di Michele. Mentre le note e il rombo dei motori salivano verso il cielo insieme ai palloncini, la comunità ha dato l’ultimo addio al suo «Biju», promettendo che quel sorriso sulle magliette non svanirà mai nell’oblio.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
