Dibattiti.

«Murgia ha riempito il vuoto lasciato da Pasolini» 

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«Penso che in questa nazione Michela Murgia abbia riempito, e lo dico senza paura dell’enfasi, il vuoto lasciato da Pier Paolo Pasolini. Spero che qualcuno lo riempia». Marcello Fois, vincitore del Premio Campiello 2026, il giorno dopo la vittoria torna sulla sua dedica alla scrittrice di Cabras morta nel 2023, di cui era molto amico, e sottolinea il valore della sua eredità letteraria. Sulla polemica che nei mesi scorsi aveva visto coinvolto Michele Mari, vincitore del Premio Strega 2026, per le offese che lo scrittore avrebbe pronunciato nei confronti di Michela Murgia, oggi Fois dice: «I morti lasciamoli in pace. Michela credo sia stata una delle intellettuali più influenti di questo Paese. Se ancora oggi da morta preoccupa, procura dibattiti, credo che questa cosa debba far pensare. Aveva una grande capacità di profondità e immediatezza, riusciva a capire una cosa all’istante e poi diceva le parole giuste. Con Mari per me la questione è chiusa, non ho nulla da aggiungere e ci vedremo in tanti appuntamenti da Vigevano a Thiene dove saranno protagonisti insieme», sottolinea lo scrittore. Eppure quelle sue parole, la dedica a Michela Murgia «donna bellissima e per nulla livorosa», erano suonate come una risposta diretta al vincitore dello Strega, contestato fino a veder messa a rischio la sua partecipazione alla finale del premio per aver parlato (in una conversazione privata) in termini aspri di Murgia, attribuendone la vis polemica alla frustrazione per essere brutta. Parole mai rivendicate, riassorbite nell’ambito non pubblico in cui sarebbero state pronunciate e ora superate anche da Fois, che dell’amica e collega vuole sottolineare altro: «Murgia ha compreso in anticipo molte cose come quelle di Pasolini sulla televisione e sui media, quando negli anni Sessanta diceva che saremmo andati talmente oltre rispetto a questa cosa che qualcun altro avrebbe deciso per noi. E questo è avvenuto. In ogni caso Pirandello a suo tempo disse che Grazia Deledda era troppo brutta per scrivere bene. Certo, non è detto che essere grandi scrittori, e Pirandello era davvero un genio, significhi anche essere grandi persone. Qualche volta le due cose non coincidono».

Poi una riflessione sull’istruzione e l’acculturazione nell’Italia del 2026. Perché è il «trauma della mancanza di istruzione» il nodo del romanzo con cui si è aggiudicato il Campiello, “L’immensa distrazione”. Ettore Manfrendini, l’ultranovantenne protagonista della storia, che è morto ma si sveglia per pochi secondi in cui rivede tutta la sua vita, è un uomo che non ha potuto istruirsi. «Il problema di questa nazione è l’istruzione. Risolverlo vuol dire superare una marea di problemi a carambola perché vuol dire avere persone con parole, con punti di vista, con senso critico, ma i giovani si sono abituati all’idea che forse l’istruzione non sia così necessaria perché ci sono tanti laureati a spasso. Istruirsi e leggere bene è un atto di civiltà. Più leggiamo, più saremo civili in questo Paese, più parole abbiamo e meno ci fregheranno le parole altrui».

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