Il risiko.

Mps sfida Intesa, polo con Bpm e Generali  

Doppia ops e maxi-dividendo, il nodo Agricole. Nel cda di Siena 4 astenuti 

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Una doppia offerta per rilevare Banco Bpm e Banca Generali nel tentativo di resistere, con un progetto industriale alternativo, all’opas da 30,6 miliardi di euro messa in campo da Intesa Sanpaolo, che punta a conquistare Mediobanca, la quota del 13,3% nelle Generali e metà della rete del Monte, cedendone l'altra metà al gruppo Unipol.

Il piano

Il piano orchestrato dall'amministratore delegato Luigi Lovaglio, assistito da Ubs, Bofa, Vitale e Kbw, è stato approvato dal cda della banca, riunitosi dalle 9 a Siena, con il sostegno di nove consiglieri, tutti quelli della maggioranza più Corrado Passera, e l'astensione dei restanti amministratori di minoranza (Paolo Boccardelli, Nicola Maione, Paola De Martini e Antonella Centra), che da tempo lamentano lo scarso coinvolgimento del cda nelle decisioni strategiche.

La doppia offerta, che sarà accompagnata da un dividendo straordinario, verrà fatta in entrambi i casi con azioni Mps facendo diventare gli azionisti che vi aderiranno, sempre che il piano vada a buon fine, soci del Monte. Con il corollario, tutt'altro che secondario, di riportare le Generali nell'azionariato di Siena con una quota di circa il 10% del capitale.

L'ingresso in forze del Leone, che si diluirà in caso di fusione con Bpm, potrebbe costituire la base su cui edificare una partnership industriale nella banca assicurazione, anche alla luce del fatto che a fine 2027 scadrà la joint venture tra il Monte e Axa.

Il piano di Lovaglio creerebbe un gruppo con una capitalizzazione aggregata di circa 70 miliardi: nascerebbe il terzo polo bancario italiano, con una rete di oltre 2.600 sportelli, una gamma completa di fabbriche prodotto, una solida presenza nell'investment banking, nel private banking e nel risparmio gestito, grazie alla combinazione di Banca Generali e Mediobanca nel wealth management.

Gli ostacoli

Non sono però pochi gli ostacoli che Lovaglio dovrà scavallare perché questo disegno veda la luce. Al di là delle divisioni in cda, che il banchiere lucano potrà superare a colpi di maggioranza, servirà il sostegno dell'assemblea dei soci. Qui serviranno i due terzi dei voti, un obiettivo impegnativo alla luce della scarsa amalgama della compagine sociale, i cui due principali azionisti, Delfin e Caltagirone, si sono schierati su fronti opposti in occasione del rinnovo del consiglio, lo scorso aprile.

Per incentivare le adesioni Mps proporrà un dividendo straordinario, sulla falsariga di quanto fatto da Intesa, che ha previsto una componente cash di 1 euro ad azione nella sua offerta. Per quanto riguarda Bpm, occorrerà strappare con adeguate contropartite il consenso del Credit Agricole, la cui freddezza verso un'integrazione con il Monte ha contribuito al naufragio dei tentativi di fusione alla pari. Per ora i francesi non commentano, in attesa di sedersi al tavolo con Siena e far valere il loro ruolo di primi soci del Banco con il 29,3% del capitale.

In Borsa la reazione è stata cauta in attesa di conoscere i corrispettivi e i target delle due operazioni: Mps ha ceduto lo 0,3%, Banco Bpm è salita dello 0,7%, Banca Generali dell'1,3% Intesa dello 0,4%. Male invece Unipol (-3%) che dal successo dell'opas di Ca' de Sass sul Monte ha tutto da guadagnare.

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