Confermata la scelta di mantenere tavolini all’aperto fino alle 3, ma solo nel il venerdì e il sabato. Ribadita la presenza degli steward, figure «discrete, quasi invisibili» che gireranno per le strade del centro storico, e delle “squadre” della polizia locale a piedi (già operative), così anche l’impegno a delocalizzare la movida fuori dal centro storico. Le novità principali sono un coordinamento tra le forze dell’ordine e un patto di collaborazione tra Comune e ristoratori in virtù del quale l’amministrazione investe di un ruolo centrale i titolari dei locali che, attraverso un canale diretto con la polizia municipale, segnaleranno criticità, abusi, comportamenti fuori regole da parte dei cittadini, contribuendo così al decoro e alla quiete e al contenimento del rumore nelle aree in concessione.
Ecco la proposta dell’amministrazione a ristoratori e residenti per l’estate, illustrata ieri in occasione del tavolo dedicato al piano di risanamento acustico. «È un percorso non semplice che riguarda tutte le città, non solo Cagliari», premette il sindaco Massimo Zedda, «ma stiamo lavorando per garantire ai residenti il diritto al riposo e alle attività produttive la possibilità di lavorare». Da qui anche l’impegno del Comune nella rigenerazione di diverse aree della città anche al di fuori del centro storico.
I residenti
Il piano del Comune fa venire il mal di pancia ai residenti di Marina, Stampace e Villanova. «Eravamo convocati a questo tavolo per discutere delle azioni da mettere in campo contro il rumore che, lo ricordo, ha una causa specifica, i tavolini, ma di tutto questo non c’è nulla», tuona Salvatore Pusceddu, presidente del comitato Rumore no grazie. «Ancora una volta sui parla di tutto tranne che del problema e delle soluzioni che bisognerebbe adottare per garantire il diritto al riposo di chi nelle zone della movida. Dopo tutti questi anni, nove da quando è stato redatto il piano di risanamento acustico, stiamo ancora cercando di capire quali siano le migliori azioni da mettere in campo? E in tutto questo, il piano di risanamento acustico», approvato nel 2024, «resta inapplicato», dice ancora Pusceddu. «C’è anche un problema di gestione degli spazi non dati in concessione che sono spesso fonte di rumore. Cosa si sta facendo per questo problema?», domanda Sandra Orrù, portavoce dell’associazione Aprite le finestra alla Marina.
Patto con i ristoratori
Al di la del pacchetto di misure per la sicurezza, il piano punta moltissimo sui ristoratori a cui il Comune decide di affidarsi per garantire il contenimento del rumore nelle aree in concessione e un controllo costante anche negli spazi adiacenti. Ecco perché «saranno individuate figure di riferimento preposte a questo monitoraggio, in grado di favorire l’utilizzo ordinato degli spazi dati in concessione», sottolinea l’assessore alle Attività produttive Carlo Serra. Per questo, «il Comune promuoverà momenti di formazione rivolti ai titolari delle concessioni, focalizzati sulla prevenzione del disturbo alla quiete pubblica», aggiunge.
Esultano i ristoratori. «Siamo contenti, è un traguardo», dice il presidente della Fipe Confcommercio Sud Sardegna Emanuele Frongia. «Da tempo lottiamo contro un piano di risanamento acustico che non ci consente di lavorare in tranquillità, nel pieno rispetto anche dei residenti. Finalmente si apre una fase nuova di dialogo e di ascolto che chiedevamo da anni. Abbiamo sempre sostenuto che non servono tagli a orari, tavolini e capienze, perché così si colpiscono le imprese sane senza eliminare i comportamenti scorretti. Serve invece un modello moderno che garantisca vivibilità urbana, sicurezza, occupazione e sviluppo turistico».
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