Il conflitto

Mosca: «Raid massicci» sui siti energetici ucraini  

La Cia propone un vertice Trump-Putin-Zelensky. Ma il Cremlino frena 

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La Russia spinge sull’escalation in Ucraina, preparandosi ad «attacchi massicci» contro i siti energetici ucraini, in risposta alla campagna di bombardamenti di Kiev sulle infrastrutture petrolifere di Mosca che stanno mettendo a dura prova l'approvvigionamento del Paese. Il presidente Vladimir Putin ha infatti promesso rappresaglia per gli attacchi ucraini che ormai quotidianamente vanno a segno in profondità in Russia: una spirale di tensione che sembra non lasciare spazio alla diplomazia nonostante i tentativi statunitensi di riprendere la mediazione. Secondo Axios il direttore della Cia John Ratcliffe ha proposto un incontro trilaterale tra Donald Trump, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky durante la sua visita a Mosca all'inizio di questa settimana, che aveva anche l'obiettivo di capire se i vertici dell'intelligence russa potessero contribuire a convincere lo zar a riprendere i negoziati con l'Ucraina, con la mediazione Usa.

La replica

A rispondere, ci ha pensato Dmitry Peskov: «Conoscete bene la posizione del nostro capo di Stato. Un simile incontro è possibile solo allo scopo di formalizzare gli accordi», ha messo in chiaro il portavoce del Cremlino, sottolineando che la strade del negoziato è «complessa e piena di dettagli» che sarebbe inutile discutere a livello di leader. Secondo Peskov, «la parte di Kiev non vuole impegnarsi in una vera e propria soluzione» alla guerra. «Noi restiamo aperti ai negoziati ma purtroppo, non possiamo riconoscere l'esistenza delle precondizioni. Semplicemente, al momento non esistono». Parole che non fanno bene agli sforzi degli Stati Uniti, che nelle ultime settimane hanno ripreso in mano il dossier ucraino accantonato per la guerra con l'Iran. «Ci stiamo preparando per nuove comunicazioni con gli inviati del Presidente degli Stati Uniti», ha annunciato Volodymyr Zelensky promettendo ulteriori dettagli oggi.

Le trattative

«Stiamo facendo tutto il possibile per garantire che la guerra non rimanga l'unica opzione per il futuro. È importante sottolineare che l'America condivide molte delle nostre opinioni sulla situazione, sia al fronte che riguardo agli attacchi", ha poi rivendicato il presidente ucraino. Ed è forse questa vicinanza - almeno a parole - tra Kiev e Washington a frenare l'interesse russo per la via diplomatica: il piano occidentale, che prevede un cessate il fuoco, il ritiro delle truppe dai territori contesi e l'istituzione di una zona economica franca, è stato bocciato dal Cremlino, che rivendica il Donbass come russo. Il nodo dei territori è responsabile dello stallo negoziale che va di pari passo con l'escalation di attacchi: mentre l'Ucraina prosegue la sua offensiva sulle infrastrutture petrolifere russe - per ultimo, stando ai media, un raid su una raffineria nell’oblast di Leningrado - sono saliti a 38 i morti per il raid russo che ha colpito un deposito di armi e munizioni tragicamente incuneato tra le case civili a Myla, vicino Kiev. Le forze di Mosca hanno proseguito i loro attacchi sulla capitale nella notte e nella giornata di domenica, provocando danni, incendi e almeno due feriti.

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