Cedu.

Morì durante il fermo L’Italia condannata dalla Corte europea 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Firenze. La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per il decesso di Riccardo Magherini, ex calciatore 40enne (figlio d’arte, suo padre Guidò giocò nel Cagliari nel 1977-78, oltre che nel Milan e nella Lazio). L’uomo morì a Firenze la notte del 3 marzo 2014 per un arresto cardiocircolatorio, dopo essere stato tenuto per 13 minuti immobilizzato a terra dai carabinieri, intervenuti perché era in preda a delirio dopo aver bevuto e assunto cocaina. Per la Cedu lo Stato italiano è responsabile perché non c’era «l’assoluta necessità» di tenere Magherini immobilizzato a terra, e le «linee guida in vigore all’epoca non contenevano istruzioni chiare e adeguate sul posizionamento delle persone in posizione prona al fine di ridurre al minimo i rischi per la salute e la vita». Inoltre «mancava la formazione degli agenti delle forze dell’ordine per garantire che possedessero il livello di competenza necessario nell’impiego di tecniche di immobilizzazione, come la posizione prona, che potrebbero mettere a rischio la vita». Lo Stato dovrà versare 140mila euro ai familiari per danni morali e 40mila per le spese legali. Senza un appello alla Grande Camera, la sentenza diverrà definitiva tra tre mesi Quella notte Magherini aveva litigato con alcune persone e rotto la porta a vetri di un locale. In borgo San Frediano arrivarono i carabinieri e un’ambulanza: Magherini fu immobilizzato e tenuto «prono a terra», in una posizione che secondo l’inchiesta non gli avrebbe permesso di respirare. Tre militari furono condannati in primo e secondo grado dagli 8 ai 7 mesi per omicidio colposo. Il 15 novembre 2018 la Cassazione cancellò le condanne, annullando senza rinvio la sentenza d’appello e assolvendo i tre: «Il fatto non costituisce reato» dato che la morte non era «prevedibile, perché le forze dell’ordine non avevano le competenze specifiche in materia» di arresto di persone in simili condizioni psicofisiche. La famiglia di Magherini non si arrese e fece ricorso alla Cedu.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?