Il caso.

Monte Nuovo, ci sarà un processo per mafia 

Contestazioni pesanti per il medico Cocco, l’ex assessora Murgia e il rettore Mariotti 

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Un processo deciderà se nell’Isola si era costituita un’associazione di stampo mafioso che avrebbe collegato assieme una parte del mondo della criminalità con ambienti delle istituzioni e della politica. Stando alle accuse della Direzione distrettuale antimafia sarda e del Ros dei Carabinieri – che hanno condotto l’inchiesta denominata “Monte Nuovo – al vertice del gruppo ci sarebbe stato un nome già conosciuto della criminalità del passato, Nicolò Cossu, (noto “Cioccolato”) indicato come promotore e capo del sodalizio, affiancato, tra gli altri, da Tonino Crissantu, oltre che dal medico cagliaritano Tomaso Cocco, dal rettore dell’Università di Sassari, Gavino Mariotti, e dall’ex assessora regionale Gabriella Murgia, oltre che da Antonio Giuseppe Mesina e Giovanni Mercurio.

La decisione

Il Gup del Tribunale, Luca Melis, ha accolto 25 richieste di rinvio a giudizio sollecitate dal pm Emanuele Secci nei confronti di quasi tutti i principali imputati. Il giudice, inoltre, ha anche condannato in abbreviato Thomas Littarru a 2 anni e 8 mesi (riconoscendo l’aggravante mafiosa, ma ridimensionando la pena rispetto ai 4 anni chiesti dall’accusa), accordando poi quattro patteggiamenti: Marco Zanardi (un anno e 8 mesi), Andrea Daga (un anno e mezzo), Alessia Deidda (un anno e 8 mesi) e Alice Deidda (2 anni), tutti con pena sospesa. Tre i proscioglimenti: i due manager sanitari Massimo Temussi e Giorgio Carboni, oltre a Paolo Murgia per il quale è stato dichiarato il non luogo a procedere dall’imputazione di mafia (gli elementi istruttori non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna). Non luogo a procedere anche per Battista Mele perché deceduto.

Monte Nuovo

L’inchiesta, condotta dai pm Rossana Allieri e Emanuele Secci, riguarda una presunta organizzazione criminale ritenuta operativa tra Cagliari, la Barbagia e altre aree della Sardegna. La Dda ritiene che il gruppo avrebbe perseguito due obiettivi: da un lato – per solo alcuni degli imputati – ci sarebbe stato un controllo sul traffico di stupefacenti, altri invece avrebbero creato una rete di relazioni e rapporti con esponenti delle istituzioni, della sanità, della politica per ottenere favori, incarichi, protezione e informazioni riservate. Al medico cagliaritano Tomaso Cocco venivano contestati anche episodi di rivelazione di segreti (per questi è stato prosciolto) e reati legati all’ottenimento dell’incarico di dirigente del reparto di Terapia del Dolore al Binaghi. In un altro filone, invece, alcuni avrebbero agevolato la latitanza di Graziano Mesina che, dopo l’ennesima condanna, si era sottratto per mesi all’arresto. Ciascuno per le proprie contestazioni, il 26 novembre compariranno in Tribunale Alessandro Arca, Tomaso Cocco, Nicolò Cossu, Vito Maurizio Cossu, Tonino Crissantu, Vincenzo Deidda, Antonio Fadda, Mario Antonio Floris, Giuseppe Paolo Frongia, Anna Gioi, Raffaele Gioi, Salvatore Gioi, Marco Lai, Gavino Mariotti, Antonio Marteddu, Giovanni Mercurio, Riccardo Mercurio, Antonio Giuseppe Mesina, Serafino Monni, Desiderio Mulas, Marco Muntoni, Gabriella Murgia, Antonio Michele Pinna, Alessandro Rocca e Paolo Sale.

Le difese

Soddisfatti i difensori degli imputati prosciolti, il resto dei legali darà battaglia convinto dell’insussistenza delle accuse (ieri la difesa Cossu ha contestato l’inutilizzabilità delle intercettazioni). Durante l’inchiesta la Dda ottenne anche delle misure cautelari, comprese quelle dell’assessora Murgia e dell’anestesista Cocco (quest’ultimo rimasto 4 mesi e mezzo in carcere a Palermo). Poi il Riesame fece cadere le contestazioni di mafia e società segreta, ipotizzando semplici associazioni a delinquere. La Dda, però, non ha condiviso quel parere e ha chiesto il processo anche per i reati più pesanti. Ora decideranno i giudici nel merito.

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