Snowboard.

Moioli, che show! la fenice di bronzo del cross azzurro 

Terzo posto epico: «Non muoio mai, tocco il fondo e mi rialzo», dice 

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LIVIGNO. Una fenice di bronzo. Come nel manga “Saint Seiya”, dove Ikki, della costellazione della Fenice, indossa una armatura di bronzo, prima di elevarsi al rango di cavaliere d'oro a suon di battaglie. Michela Moioli ha messo al collo tutti i colori delle Olimpiadi, «guerra dopo guerra» nell'unico sport di contatto sulla neve, in tre edizioni consecutive dei Giochi. Come la sua amica Sofia Goggia. Come Federica Brignone. Che riuscirà a eguagliare qualora dovesse salire per la quarta volta sul podio nel Team Event domani, in gara con Lorenzo Sommariva. Un trio di sorelle d'Italia. Con la “collezione completa”.

Modestia e orgoglio

È una medaglia che lei stessa definisce "epica" arrivata dallo snowboard cross e conquistata in condizioni fisiche decisamente non ottimali. La modestia lascia spazio all'orgoglio. I segni sul volto sono evidenti, anche se «il trucco fa miracoli». Un bel bernoccolo risalta, nonostante il fondotinta: una escoriazione sulla fronte, un taglio tra sopracciglio e naso, un ematoma sul mento. «Ero devastata», l'ammissione ricordando la caduta di faccia in allenamento che ha fatto tremare tutti. Quattro ore in ospedale, appena due giorni fa. Gli esami, i pareri dei medici, i dubbi, i tormenti, poi la decisione di presentarsi al cancelletto. E di scendere senza paura. È la filosofia del “mola mia” bergamasco. «Ha la faccia che sembra una groviera, ma riesce sempre a stupirci», le dice il dt Pisoni: «è stata la numero uno».

Dalle ceneri

«Io non muoio mai. Tocco il fondo e mi rialzo. Risorgo dalle mie ceneri come una Fenice ma mi porto indietro le bruciature delle fiamme». Tanti infortuni, altrettanti trionfi. Ora arriverà il momento di fare riflessioni per il futuro. «Negli ultimi sette anni ho vissuto per questa Olimpiade, era una medaglia che sognavo da tempo, c'era tanta pressione. Amo ancora questo sport, mi piace anche più di prima ma voglio tirare un po' il fiato». Perché a 30 anni, dopo 4 Olimpiadi, c'è anche «voglia di famiglia". Quando si volta verso destra e vede il baffo colorato di Eva Adamczykova, argento appena un anno dopo la nascita del figlio Krystof, non può che ragionarci su. «È un grande esempio per tutte noi. Io, però, non so se riuscirei diventare madre e poi tornare a gareggiare».

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