Memoria

Modiano: «Non uscirò mai da Birkenau» 

Il reduce della Shoah in lacrime fra gli studenti. Edith Bruck: l’odio chiama odio 

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La memoria non è un esercizio del passato, ma una ferita aperta che continua a parlare al presente. Alla vigilia del giornata della Memoria, le parole di Sami Modiano ed Edith Bruck restituiscono tutta la forza di un ricordo che non si lascia archiviare, e che chiede di essere ascoltato, soprattutto dalle nuove generazioni.«Mi dicono: “Te sei uscito vivo da Birkenau”. No, io sono ancora là, non potrò mai uscire. Cerco di essere come voi ma non posso, sono rimasto là. E per questo sono qui. Per farvi capire ma io non posso dirvi tutto quello che hanno visto i miei occhi». Così Sami Modiano, superstite della Shoah, racconta tra le lacrime la sua esperienza agli studenti nel corso dell’incontro organizzato dalla Fondazione Museo della Shoah e dal Municipio XII al teatro Vascello di Roma. «Io sono qui perché assolutamente non voglio che voi o i vostri figli vedano mai quello che hanno visto i miei occhi», ha ribadito, rivolgendosi alla platea di giovani.

Numero “b 7455”

Il racconto si fa ancora più doloroso quando Modiano ricorda il padre: «Papà Giacobbe aveva un numero “b 7455”, io ho il “b 7456”. Lui “aveva”, mentre io “ho”. Lo dico con rabbia perché lui non c’è più. Un papà adorabile che ho conosciuto poco. Non mi hanno dato la possibilità di conoscerlo». Parole che commuovono la sala, fino all’abbraccio con una bambina scoppiata in lacrime, alla quale il superstite chiede scusa. Anche Edith Bruck, scrittrice e poetessa ungherese naturalizzata italiana, sopravvissuta alla Shoah, richiama con forza al valore della testimonianza e alla responsabilità della memoria. Parlando con l’Ansa sottolinea come il ricordo non possa essere confinato a una sola ricorrenza: «Almeno esiste. Io credo che la memoria debba vivere giorno per giorno. Naturalmente, per gli altri è più facile cercare di rimuovere. Per i sopravvissuti no».

«Ogni giorno»

Una presenza che non appartiene al passato, ma accompagna ogni giorno il presente: «Auschwitz? Vive in me ogni giorno: ma io non sono lì, sono qui».Da oltre settant’anni Bruck incontra gli studenti e racconta loro il proprio vissuto, consapevole del peso di quelle parole: «A volte censuro qualcosa per non togliere loro la fiducia. È però importante che sappiano di cosa è capace l’uomo, ma anche che coltivino il bene che c’è. L’odio chiama odio, e io, fortunatamente, sono libera da questo veleno». Sul presente, il giudizio resta amaro: «L’antisemitismo non ritorna, perché c’è sempre stato e sempre ci sarà». Tra i ricordi più dolorosi riaffiora l’inizio della persecuzione, e come per Modiano la voce si rompe e il cuore si spezza quando parla del papà: «La prima cosa che mi viene in mente è lo schiaffo di un fascista a mio padre… Quando i gendarmi bussarono alla porta - racconta - Si cercava di mostrare la medaglia al valore della prima guerra mondiale e quello disse: “Non vale né questa né la tua vita”. Ogni volta mi si spezza il cuore quando lo racconto. Lì ho capito la fine di qualcosa. Non lo dimenticherò mai», conclude commossa con il nodo alla gola.

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