La manifestazione.

Mobilitazione contro il nuovo parco con pale alte 200 metri 

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Ittiri scende in piazza per dire no a quello che i comitati definiscono il progetto apripista della grande invasione eolica nel nord-ovest della Sardegna. Nel mirino c’è Alas 1 , il parco composto da dieci aerogeneratori alti 200 metri per una potenza complessiva di 66 megawatt. Secondo i promotori della mobilitazione, il Comitato di Alghero Nuova Resistenza per la Terra Sarda, il Coordinamento Gallura per la Difesa della Sardegna e il Comitadu pro sa Nurra, l’impianto rappresenterebbe dunque un precedente destinato ad aprire la strada ad altri interventi industriali in un’area considerata di straordinario valore naturalistico, paesaggistico e archeologico.

La protesta

Oggi alle 10.30 cittadini e associazioni si ritroveranno a Ittiri nel piazzale di fronte al Bar Impero, in via Antonio Manca, per poi raggiungere il Monte Unturzu, convinti che la partita non sia ancora chiusa. «In altre zone d’Italia la politica è intervenuta concretamente», dice Maria Demontis, presidente del Coordinamento Gallura. «A Montefiascone, nel Lazio, il progetto ha subito un dietrofront grazie alla precisa volontà dei parlamentari del territorio. Anche la Sardegna ha ancora una possibilità: potrebbe seguire l’esempio dell’Umbria, dove il progetto è stato annullato in autotutela».

Le contestazioni

Tra i punti su cui i comitati concentrano la loro opposizione c’è anche la documentazione anemologica alla base del progetto, cioè l’insieme dei rilievi che descrivono il regime dei venti in una specifica area. Secondo i contestatori, la normativa richiederebbe almeno dodici mesi di rilevazioni del vento, mentre per Alas 1 le analisi si sarebbero fermate a otto mesi. Una circostanza che ha già portato alla presentazione di un esposto in sede penale. «Dal punto di vista paesaggistico e identitario il rischio è quello di una compromissione irreversibile dei nostri beni più preziosi. A questo si aggiunge un’altra ferita - avverte Demontis - quella che si sta aprendo all’interno delle comunità: c’è chi trae un beneficio economico dalla concessione dei propri terreni e chi, invece, si trova a subire espropri che vive come profondamente dolorosi».

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