La guerra

Missile iraniano sulla fragile tregua 

Gli Usa prendono tempo ma Teheran non attende con le mani in mano 

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Kuwait City. L’attesa col fiato sospeso per il responso di Donald Trump sull’accordo tra Stati Uniti e Iran tradisce la tenuta del cessate il fuoco, stavolta ai danni dei soldati Usa nella base aerea di Ali Al Salem, in Kuwait. Secondo Bloomberg, che cita una fonte a conoscenza dei fatti, un attacco missilistico balistico iraniano lanciato tra venerdì e ieri contro la struttura ha lasciato lievemente feriti cinque americani e danneggiato gravemente due droni d’attacco MQ-9 Reaper. Un segno tangibile che la Repubblica islamica non ha intenzione di attendere con le mani in mano, mentre la tensione resta alta in tutta la regione, compreso il fronte libanese, dove Israele spinge l’avanzata oltre il fiume Litani e stando all’agenzia Anadolu ha raggiunto la periferia di Nabatieh. E nel frattempo Donald Trump prende tempo e non abbandona le sue linee rosse: niente nucleare per l’Iran e riapertura di Hormuz senza pedaggi.

The Rock

In Kuwait, obiettivo del missile iraniano è stata “The Rock”, soprannome dato alla base considerata un polo multinazionale cruciale per le operazioni della coalizione internazionale, con la presenza di oltre 13mila unità americane. Stando a quanto riferito da Bloomberg, il proiettile è stato intercettato ma i detriti caduti hanno ferito circa cinque persone, tra cui contractor e personale militare in servizio attivo. Un Reaper è stato distrutto e almeno un altro è stato gravemente danneggiato: una perdita costosa per gli Usa, visto che ogni velivolo costa 30 milioni di dollari.

Lo Stretto

L’attacco in Kuwait dimostra la fragilità di una tregua in cui sin dall’inizio, Washington e Teheran si sono accusate a vicenda di violazioni, per ultime questa settimana con gli attacchi americani contro il porto iraniano meridionale di Bandar Abbas, a cui Teheran ha risposto con il fuoco di rappresaglia, rivendicando anche di aver sparato contro quattro navi che cercavano di attraversare lo Stretto di Hormuz senza autorizzazione. La situazione nel braccio di mare continua a preoccupare, con l’agenzia britannica Ukmto che mantiene il livello di minaccia a un punto “critico”. Tanto che stando al Wall Street Journal, le navi disattivano i sistemi di tracciamento e attraversano in piccoli gruppi, a volte con la guida dell’esercito Usa, la via navigabile che rimane pericolosa ma non completamente chiusa.

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