Usa.

Minneapolis, Canada e giustizia: la giornata nera di Trump 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

WASHINGTON. Sconfitto su tutti i fronti. Donald Trump archivia una delle giornate più deludenti incassando colpi duri su più questioni al centro del dibattito americano: i dazi sul Canada, la presenza dell’Ice a Minneapolis e la deposizione della procuratrice generale Pam Bondi davanti al Congresso.

Sul fronte internazionale il presidente è stato bocciato alla Camera sui dazi al Canada. Una sconfitta pesante, anche se simbolica, che mostra la strada tutta in salita dei conservatori verso le elezioni di metà mandato. Le crepe nella maggioranza emergono mentre gli ultimi sondaggi dipingono un presidente in difficoltà: per la maggioranza degli americani, infatti, Joe Biden ha fatto un lavoro migliore del tycoon. Un confronto che per Trump rappresenta uno smacco, dopo anni in cui il tycoon dipinge “Sleepy Joe” (come lo ha soprannominato) il peggior presidente della storia americana.

C’è poi la scandalo Pam Bondi. Una volta beniamina del movimento ultraconservatore americano, è scivolata sul caso di Jeffrey Esptein. E adesso i Maga chiedono la testa dell'attorney general di Donald Trump. Dopo l'audizione al Congresso, durante la quale l’avvocato non ha mai guardato in faccia le vittime del finanziere pedofilo né si è scusata con loro per la sua gestione del dossier, una pletora di conservatori e star del “Make America Great Again” hanno espresso la loro indignazione, chiedendo le dimissioni sue e del capo dell'Fbi, Kash Patel, un altro fedelissimo del presidente. Trump ha provato a sminuire le critiche alla sua ministra della giustizia, sostenendo che arrivano da «pazzi della sinistra radicale», e le ha confermato la sua fiducia definendo il suo lavoro «fantastico».

Infine, il non meno spinoso capitolo della presenza dell’Ice a Minneapolis che dovrebbe essere arrivato alla fine. Dopo mesi di tensioni, caos, migliaia di arresti e due vittime innocenti, gli agenti dell'immigrazione inviati da Donald Trump si ritirano dalla città. É stato Tom Homan, lo zar dei confini mandato dal presidente a prendere le redini di una situazione sfuggita al controllo del suo predecessore - il controverso Gregory Bovino che si aggirava per le strade del Minnesota vestito come un gerarca nazista - ad annunciare la fine delle operazioni. «Abbiamo raggiunto il nostro scopo», ha detto il capo dell'immigrazione, snocciolando numeri sugli arresti di presunti pericolosi criminali effettuati durante l'Operation Metro Surge. «Oltre 4.000 arresti mirati, almeno dopo il mio arrivo ma credo anche prima», ha dichiarato Homan, riferendosi alla gestione Bovino. «C'erano alcuni problemi qui e li abbiamo affrontati. Abbiamo avuto un grande successo con questa operazione e stiamo lasciando il Minnesota più sicuro».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?