Macomer.

Migranti danno fuoco ai materassi, sale la tensione al Cpr 

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Un incendio, l’ennesimo in pochi giorni, è stato appiccato in un blocco all’interno del Cpr di Macomer. Una situazione esplosiva, che fa salire la tensione. Sono andati in cenere materassi e altro materiale, con danneggiamenti anche alla struttura, mettendo in difficoltà gli addetti alla sorveglianza. Incendiare è diventata la parola d’ordine tra i migranti ospiti, che protestano per le condizioni in cui vivono. L’ultimo episodio si è verificato domenica.

L’allarme

«L’ennesimo episodio ripropone una situazione denunciata da tempo e che non può più essere affrontata come mera emergenza contingente - sottolinea il sindacato di polizia Siulp -. È un episodio di particolare gravità che assume contorni ancora più preoccupanti, se si considera che una parte del Cpr risulta già inutilizzabile a causa di un incendio precedente, avvenuto nei giorni scorsi, che riduce gli spazi disponibili, rende più complessa la gestione della struttura e accresce il livello di rischio operativo per il personale». La situazione, nonostante tutto, non è degenerata, anche grazie alla professionalità degli agenti. «Gli operatori della polizia sono chiamati, ogni giorno, a svolgere un servizio di straordinaria complessità, che richiede competenze professionali elevate. Lo fanno con assoluta dedizione e nel rigoroso rispetto della legge, ma troppo spesso in condizioni operative rese difficili da criticità strutturali, organizzative e normative che finiscono inevitabilmente per gravare sulle loro responsabilità. Ogni incendio, ogni atto di violenza rappresenta un concreto pericolo per la vita e l’integrità fisica degli operatori». Il Siulp si appella alla politica, quella nazionale e regionale «affinché si affronti la questione dei Cpr con un approccio pragmatico e risolutivo, abbandonando logiche emergenziali che hanno dimostrato i loro limiti».

Le reazioni

Le preoccupazioni si vivono anche all’esterno. «Le ripercussioni ci sono - dice il sindaco Riccardo Uda - tutti sanno che dentro quella struttura si mette a repentaglio la vita di tutti. Il Cpr non ha ragione di esistere, così come è stato concepito. Ora però l’abbiamo e ce lo teniamo, ma occorre porre rimedi immediati». Dice Tinuccio Sannittu, presidente della Pro Loco: «Macomer ha sempre ospitato tutti con piacere. Ci dispiace che i migranti pensino a Macomer come un luogo infernale. Speriamo che si intervenga prima per risanare una situazione che rischia di degenerare». L’assemblea No Cpr di Macomer è categorica: «Da anni le istituzioni responsabili di questa situazione cercano di giustificare gli abusi. È ora di finirla».

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