Industria.

Metalmeccanici, la leva del voto 

«Nuovo contratto ancora più utile in un’Isola con poche intese aziendali» 

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La crisi dell’industria e un’intesa, quella sul contratto, sulla quale si vota fino al 20 febbraio: è una fase importante per gli oltre 10 mila metalmeccanici della Sardegna, che in queste settimane stanno svolgendo le assemblee in tutti i luoghi di lavoro per confrontarsi sul nuovo contratto e sulle prospettive di un settore in affanno. A dare il senso del momento cruciale, anche la presenza nell’Isola, martedì prossimo in rappresentanza di Fiom, Fim e Uilm nazionali, del segretario generale Fiom Michele De Palma, a Sarroch e Portoscuso.

È attraverso una intensa stagione di mobilitazione unitaria, con 40 ore di sciopero, che le categorie hanno raggiunto l’intesa con Federmeccanica e Assistal. Ora la parola passa ai lavoratori e alle lavoratrici, un milione e mezzo in tutta Italia, chiamati a ratificare il nuovo contratto.

L’anello debole

«Quell’intesa è ancor più importante nel contesto regionale di crisi, in cui la contrattazione di secondo livello è diffusa soltanto in poche realtà», hanno spiegato i segretari regionali Fiom, Fsm e Uilm Roberto Forresu, Marco Angioni e Alessandro Andreatta, sottolineando anche che «quelle situazioni di crisi mettono a rischio l’anello più debole della catena produttiva, ovvero le tante lavorazioni svolte in appalto». Non è una caso che dalla campagna straordinaria di assemblee stia emergendo, al di là della soddisfazione per il nuovo contratto, anche la volontà dal basso di avviare una nuova fase di mobilitazione, con l’obiettivo di sollecitare istituzioni e imprese a cogliere le sfide imposte dalle transizioni, dall’evoluzione dei processi produttivi, dall’utilizzo sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale. «Rilanciare e consolidare l’esistente – dicono Forresu, Angioni e Andreatta – e nello stesso tempo creare nuove opportunità di lavoro, perché anche qui in Sardegna abbiamo realtà produttive che possono e devono affrontare la fase di cambiamento come un’opportunità di crescita e non certo come un passo indietro rispetto alle condizioni di lavoro, ai livelli occupazionali e alle prospettive di un settore cruciale per lo sviluppo economico e sociale».

Le prospettive

Quel margine di crescita è sostanziato dalle potenzialità di alcuni settori strategici per l’isola: «Ad esempio la cantieristica che, per la presenza di importanti aree portuali potrebbe svilupparsi da Nord a Sud – sottolineando i segretari regionali – la prospettiva di realizzare l’Einstein Telescope ma anche lo sviluppo di attività produttive nel campo dell’informatica, delle telecomunicazioni, dell’aerospazio, così come potrebbe presto ripartire la produzione di materiale ferroviario all’ex Keller”.

Insomma, per i metalmeccanici dalla crisi si può uscire e ripartire ma «non c’è più tempo per le attese - concludono Fiom, Fsm e Uilm regionali - e spetta anche alla Regione tracciare gli indirizzi e le conseguenti azioni per creare le condizioni per un nuovo sviluppo, a partire dalle aree di crisi industriale complessa ma non solo».

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