Piazza Nazzari.

Mercato, un anno dopo è già crisi 

Perdite fino al 70 per cento e clienti in fuga: «Qui sopravviviamo a malapena» 

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È trascorso un anno dall’inaugurazione del mercato provvisorio di piazza Nazzari, arrivata appena due settimane dopo l’arrivederci allo storico San Benedetto. Dodici mesi di sacrifici, per gli operatori soprattutto, ma anche in parte per i clienti affezionati, costretti ad adattarsi a nuovi spazi e nuovi ritmi. E oggi il conto è chiaro: meno incassi, più rabbia.

Le perdite sono sotto gli occhi di tutti: c’è chi stima almeno il 20 per cento in meno, chi denuncia cali fino al 70. Il desiderio di «tornare a casa» resta il primo pensiero degli operatori, mentre i tempi si allungano e la speranza di rientrare in tempi brevi si affievolisce giorno dopo giorno. «I lavori vanno a rilento, ci avevano promesso il rientro entro l’estate del 2027. Ci aspettiamo un ritardo fisiologico, ma speriamo non sia troppo lungo», dice Massimo Ruggiu, presidente del comitato dei commercianti. Nel frattempo, seppur in ritardo secondo le aspettative dei commercianti, i lavori nel mercato di San Benedetto proseguono: si procede alla sistemazione dei pali per i nuovi cavi della filoviaria, mentre Enel ha avviato in questi giorni il distacco delle vecchie centraline e il collegamento alle nuove cabine.

Incassi giù e clienti persi

«Non vediamo l’ora di tornare a casa al vecchio mercato», racconta Valentina Cuccu, da un box panificio. «Vendiamo circa 500 chili di pane in meno al mese: un numero che fa paura». Una difficoltà che accomuna tutti i commercianti, impegnati ogni giorno a restare a galla. «Si lavora di meno e ci si stanca molto di più: vento, freddo, vibrazioni. È stato un anno davvero difficile», aggiunge. In molti parlano di un anno in cui si è «lavoricchiato». Clienti persi, abitudini cambiate, affluenza ridotta. «Se lavorassimo sempre come il sabato saremmo più sereni, ma non è stato facile mantenere la clientela», spiega Antonello Sitzia, che gestisce uno stallo di frutta e verdura con la sorella. «Abbiamo perso almeno il 40 per cento rispetto al vecchio mercato», dice Maurizio Loi. Poi aggiunge, provando a vedere il bicchiere mezzo pieno: «Meglio che restare a casa e non lavorare, ma così non andremo avanti a lungo». Nella corsia S, tra le più penalizzate a causa della sua posizione, la frustrazione è evidente. Qui il passaggio è minimo e i clienti scarseggiano. «Non ci trova nessuno, se non chi capita all’uscita. Il bilancio è molto negativo: fino al 70 per cento in meno – racconta furioso Andrea Corda dal suo box-pescheria –. Il sabato va meglio, ma in settimana non passa nessuno». Poi la sintesi, netta e disperata: «La situazione è diventata impossibile. Siamo neri dalla rabbia e nessuno ci ascolta».

Freddo, vento e disagi

«Un mercato che non piace né a noi né ai clienti», sintetizzano gli operatori, indicando problemi che si ripetono ogni giorno: piove all’interno, il vento si incanala tra le corsie e cattivi odori risalgono dagli scarichi. Una struttura «labirintica», grigia, chiusa tra serrande d’acciaio. Tra i banchi, mentre riempie le borse della spesa, una cliente osserva: «Sembrano più banchi da supermercato che da mercato». E per chi lavora qui ogni giorno, il disagio si somma alla fatica economica. «Qui non si vive, si sopravvive», sottolinea Cristian Pireddu, tornando sul desiderio condiviso da tutti gli operatori: «Speriamo solo che ci ridiano presto la nostra casa».

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