Il caso

Meloni: niente sconti ai siti sessisti 

Premier «disgustata», denunce in tutta Italia. «La sede è a Sofia» 

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La caccia ai siti sessisti è nelle mani delle Procure, che indagano su chi, per ottenere clic, ospita sui propri siti immagini di donne, celebri e comuni, e su chi le commenta in modo osceno se non minaccioso. I Pm di Roma aspettano una prima informativa della polizia postale, che ha avviato le ricerche per risalire a chi gestisce le piattaforme e identificare chi postava le foto e chi le commentava.

Scatole cinesi

Stando agli analisti di intelligence Valerio Lillo e Lorenzo Romani - la loro indagine è stata riportata ieri da Repubblica - Phica.eu sarebbe riconducibile alla Hydra Group Eood, una società con sede legale a Sofia in Bulgaria con un giro d’affari sopra il milione di euro l’anno a fronte di un capitale sociale di soli 50 euro. Il proprietario sarebbe un italiano. La Hydra sarebbe una “società di consulenza”, secondo i registri bulgari, ma il collegamento con Phica sarebbe stato accertato grazie a un lavoro di ricerca societaria che ha toccato la Francia, la Spagna e il Regno Unito per arrivare a Sofia, dove nello stesso edificio hanno sede legale quattro società, tutte intestate alla stessa persona.

“Mia Moglie”

Ricevute le informative dagli investigatori, i magistrati romani potranno aprire un fascicolo. Ma le denunce sono tante in tutta Italia, e anche altre Procure si affiancheranno. A Genova sono già arrivate segnalazioni di donne che si sono riconosciute nel gruppo Facebook “Mia Moglie”, quello da cui è partito lo scandalo. Qui una attivista, nei giorni scorsi, aveva scovato sulla pagina numerosi concittadini: poliziotti, militari, medici, dirigenti sanitari, avvocati, insegnanti, docenti universitari. Tutti iscritti al gruppo in cui si ci scambiava immagini delle proprie consorti da esporre, senza consenso, agli occhi di estranei.

Palazzo Chigi

Intanto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, le cui foto sono state raccolte e commentate su Phica.eu, parlando con il Corriere della Sera si dice «disgustata» dalla vicenda ed esprime «solidarietà e vicinanza a tutte le donne che sono state offese, insultate, violate nell’intimità dai gestori di questo forum e dai suoi “utenti”». E aggiunge: «Confido nelle autorità competenti affinché i responsabili siano individuati nel più breve tempo possibile e sanzionati con la massima fermezza, senza sconti. Nel nostro ordinamento, la diffusione senza consenso di contenuti destinati a rimanere privati è un reato e si chiama revenge porn».

Parlamento al lavoro

E il Parlamento si attiva. Innanzitutto attraverso le proposte di legge già in cantiere tra Camera e Senato, per punire l’anonimato on line che degenera in violenza, bullismo o diffamazione. Una di Forza Italia è stata assegnata alla commissione Giustizia del Senato il 5 agosto e punta a colpire le piattaforme, spesso con sede all’estero. Oppure - ed è la novità - coinvolgendo la commissione Segre, sempre a Palazzo Madama, perché avvii una sessione che porti a un testo condiviso. La proposta viene da Raffaella Paita, presidente dei senatori di Italia viva, che da tempo batte sulla sensibilizzazione contro la violenza di genere e a luglio ha chiesto e ottenuto un’informativa sui femminicidi tra adolescenti, con i ministri Roccella e Giuseppe Valditara. L’ipotesi registra già le apertura di Lega, Pd e Autonomie, ma anche FdI mostra interesse.

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