Il caso.

Meloni: è una censura chiedere agli editori il patentino antifascista 

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Per aderire alla Fiera della piccola e media editoria servirà sottoscrivere una domanda in cui vengono riconosciuti e condivisi «i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana». La novità della kermesse dell’associazione italiana editori (Aie), in programma alla Nuvola dell’Eur dal 4 all’8 dicembre, finisce nel mirino di Giorgia Meloni. Che scrive sui social: «La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra. Si chiama, banalmente, censura». Accusa respinta dalla Fiera, che motiva la scelta con «l’esigenza di chiarezza e unità». Detto ciò, «per rispetto istituzionale», ci sarà «un ulteriore attento approfondimento». L’annuncio di Più libri Più Liberi viene accolto «con favore e ottimismo dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che confida che «le ragionevoli parole dell’Aie rappresentino l’inizio della fine d’un clamoroso equivoco suscettibile di brutali strumentalizzazioni». Anche se la presidente Annamaria Malato, che invita la premier, si dice convinta della bontà della scelta. Fino all’anno scorso il regolamento della manifestazione faceva riferimento, più genericamente, ai «valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Ue e nella Dichiarazione universale dei diritti umani». Quest’anno gli editori dovranno sottoscrivere un allegato in più, dichiarando tra l’altro di «riconoscere e condividere i valori antifascisti». La premier posta sui social il suo disappunto nelle ore in cui Roberto Vannacci chiude la sua assemblea costituente all’auditorium della Conciliazione di Roma. E il generale, che pungola la maggioranza sostenendo di essere lui la «vera destra», plaude: Meloni «ha perfettamente ragione. A me non piace vivere in un Paese dove per parlare devi dichiarare che sei di una parte piuttosto che dell’altra». La comunanza di vedute tra i leader di FdI e Futuro Nazionale non sfugge alle opposizioni. Per Giuseppe Conte la premier «adesso ha l’ossessione per Vannacci. Un piccolo quesito: ma quando si occupa dell’Italia?». E per il senatore del Pd Marco Meloni le esternazioni della premier «sono vergognose. Le ricordo che ad aver giurato sulla Costituzione antifascista è anzitutto lei».

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