Governo

Meloni convoca Giuli, confronto teso «Normale dialettica» 

Prove tecniche di riallineamento dopo le epurazioni al Ministero 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Roma. Un faccia a faccia di circa un’ora fra Giorgia Meloni e Alessandro Giuli: il governo prova a mettere un tappo alle tensioni fra Palazzo Chigi e il ministro della Cultura, culminate con la revoca di due figure di vertice nello staff del dicastero molto vicine a FdI, ma che andavano avanti da settimane tra il caso Venezi, quello della Biennale e lo scontro tra Giuli e Matteo Salvini in Consiglio dei ministri sul Piano casa, con strascico anche sulla chat dei ministri. «Normale dialettica politica, in un contesto reso particolarmente complesso dall’attuale scenario internazionale», spiegano fonti di Palazzo Chigi, chiarendo che il ministro ha «confermato il suo totale sostegno al programma della coalizione di governo» e la premier, a sua volta, «la piena volontà di sostenere l’azione di un ministero centrale per l’Italia».

Ma il confronto all’inizio sarebbe stato tutt’altro che sereno. Giorgia Meloni, a sentire le ricostruzioni dei bene informati dentro FdI, avrebbe «strigliato» il suo ministro, che avrebbe ottemperato all’allineamento richiesto dalla leader.

Caso politico

«State creando un caso sul niente», cercava di minimizzare Arianna Meloni in mattinata rispondendo ai giornalisti. Ma che il caso sia anche politico è chiaro a tutti i protagonisti della vicenda.

Ai piani alti dell’esecutivo, la notizia del siluramento di Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e considerato molto vicino al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, ed Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro, è stata vissuta come «un fulmine a ciel sereno». Merlino viene difeso: «Un grande lavoratore, una risorsa che non verrà dispersa». In lui Giuli avrebbe trovato «un capro espiatorio» per il mancato finanziamento al documentario su Regeni: dopo la sua cacciata era necessario un «riallineamento», come filtrava dai vertici del governo prima del faccia a faccia.

La versione ufficiale vuole che l’incontro sia stato «chiesto e ottenuto» da Giuli. Ma più fonti sostengono che il ministro sia stato convocato. Abituato a recarsi a piedi dal Collegio Romano alla sede del governo, questa volta entra in auto, attorno alle 15,15, pochi minuti prima di Meloni: ne esce un’ora più tardi, dirigendosi al ministero. Nel faccia a faccia avrebbe parlato soprattutto la premier che eviterebbe volentieri certi problemi, specie se legati a ministri del suo partito: certe scelte, avrebbe rimarcato, vanno coordinate.

La versione ufficiale

I toni, insomma, sarebbero stati decisamente meno distesi rispetto a quanto si è fatto trapelare da Palazzo Chigi. Il ministro avrebbe «espresso la propria gratitudine» alla premier e ribadito «la piena sintonia all’interno dell’azione di governo» e fra i due sarebbe «emersa, anche sul piano formale, la solidità di un rapporto cordiale e proficuo».

Il fronte di Bruxelles

Intanto, a causa degli scioperi nel trasporto aereo, Giuli avrebbe deciso di annullare la trasferta a Bruxelles per la riunione dei ministri Ue della Cultura, che affronterà anche la questione Biennale, dopo che l’Ue ha condannato la riapertura del Padiglione russo, chiedendo chiarimenti a Roma sulla possibile violazione delle sanzioni nei confronti di Mosca e annunciando il taglio di 2 milioni di fondi all’istituzione culturale.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?