Giorgia Meloni prova a blindare la legge elettorale. E di fronte ai suoi alleati in conferenza stampa fa capire che sulla riforma non ci sono vie di fuga: il Governo, «per chiarezza», porrà la fiducia sul ribattezzato Stabilicum e, dunque, a Montecitorio ci potrà essere solo un voto segreto, quello finale sull’intero provvedimento. E sarà un voto pesante, nel quale un eventuale inciampo – giusto per avvertire gli eventuali franchi tiratori – porterebbe direttamente alla fine della legislatura, è la convinzione nel centrodestra.
Lo scenario
Ovvio che la premier non dimentica il colpo basso di luglio, quando proprio alla Camera le preferenze non passarono. Anche se poi nel testo approvato al Senato dalla tagliola del consenso non passano i capilista, che sono blindati. Eletti sicuri. Tuttavia in questi giorni in cui lo Stabilicum è all’ultimo miglio, in maggioranza si sta riflettendo sull’opportunità della fiducia, per appello nominale, che riguarderebbe un maxi emendamento della legge elettorale, inclusivo di tutte le modifiche approvate in Senato rispetto alla versione approvata a Montecitorio prima della pausa estiva. In totale quattro articoli. Ma le opposizioni potranno chiedere il voto segreto sull’intero provvedimento che deve essere comunque approvato dall’Aula, esponendo la maggioranza a un rischio ben più grosso.
L’iter
Intanto, l’esame della riforma riparte in commissione Affari costituzionali a Montecitorio, dove il cronoprogramma prevede per martedì 22 la scadenza per la presentazione degli emendamenti. L’approdo in Aula del testo di legge è invece slittato di un giorno, al 29 settembre. Da sciogliere, però, resta ancora il nodo della raccolta delle firme, tema sul quale le opposizioni continuano protestare. Oggi le firme per ogni collegio sono 1.500, mentre l’ipotesi è arrivare a 6mila, per un totale di 450mila.
Le reazioni
Da Forza Italia, il vicepremier Antonio Tajani non si sbilancia su un eventuale esito negativo del voto segreto: «È un periodo ipotetico dell'irrealtà il fatto che non passi», dice il leader degli azzurri smentendo con i cronisti la possibilità di franchi tiratori: «Perché dovrebbero esserci?». La premier, dal canto suo, è determinata a portare avanti la riforma: con lo Stabilicum «è molto difficile che si faccia un Governo con gente che ha tendenzialmente perso le elezioni, pur di stare al potere». Questo è un sistema che «consente ai cittadini di scegliere premier, coalizioni, programma e parlamentari». Non solo. Nel partito di Meloni sono convinti che da qui alle prossime elezioni le divisioni segneranno il passo. E quella sarà ancora un’altra partita da giocare, la costruzione delle alleanze non è per nulla definita tra le opposizioni.
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