Il dibattito.

Meloni ai pm: al lavoro insieme se passa la riforma 

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Clima incandescente nella volata finale verso il referendum sulla giustizia. A pochi giorni dal voto, torna a intervenire la premier Giorgia Meloni, prima in un’intervista a un quotidiano, poi in diretta tv.

Ribadisce che la riforma «non è né di destra né di sinistra, ma riguarda tutti» e invita a votare sì per «correggere le storture di una giustizia inefficiente e ingiusta». La presidente del Consiglio non rinuncia a sottolineare le conseguenze degli errori giudiziari e cita «tantissimi aspetti della vita quotidiana» sui cui i magistrati decidono, «la sicurezza, l'immigrazione, la libertà personale». Poi, tende la mano alle toghe, annunciando un tavolo di lavoro a Palazzo Chigi con magistrati e avvocatura per la stesura dei decreti attuativi in caso di vittoria del sì.

Un segnale distensivo che tuttavia non placa la bufera scatenata dalle frasi del deputato di FdI Aldo Mattia, che in un evento elettorale in Basilicata ha invitato a usare anche «il solito sistema clientelare per vincere la battaglia». Parole subito stigmatizzate dal segretario generale dell'Anm Rocco Maruotti e su cui piovono aspre critiche dai partiti di opposizione schierati per il no.

Sono i leader del Campo largo, in primis, ad andare all'offensiva. «Non si può invitare a fare un reato per cambiare la Costituzione», scandisce la segretaria del Pd Elly Schlein. E si invita la premier a prendere le distanze dalle affermazioni del deputato. La stessa richiesta arriva anche dai leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. «Ora comprendiamo perché non sopportano le inchieste della magistratura», affonda il segretario di Sinistra Italiana.

Ma il viceministro di FdI Edmondo Cirielli taglia corto: «Vedremo cosa fare dopo aver verificato i fatti e poi prenderemo una posizione». Non si ferma, però, una raffica di dichiarazioni al vetriolo dalle file delle opposizioni. Una «destra disperata» - afferma il capogruppo al Senato Francesco Boccia - «ha affermato che se vince il no i figli verranno strappati alle madri, e oggi inneggia al clientelismo». Riferimento velato alla vicenda della cosiddetta famiglia del bosco nel giorno dell'invito al Senato rivolto ai genitori dal presidente Ignazio La Russa. «Atto grave a ridosso dal referendum», attaccano dem e 5s. «Vedrò i genitori mercoledì prossimo con buona pace delle polemiche inutili», precisa il presidente. Ma il Pd non smorza l'offensiva e insiste anche sul post cancellato dal comitato "Giustizia Sì”, che riportava alcune dichiarazioni attribuite al presidente della Repubblica Sergio Mattarella in materia di giustizia.

Dal fronte del no arriva l'ennesima denuncia sui «gravi squilibri rispetto ai canoni della par condicio». «Alcune trasmissioni hanno disatteso le regole», è la critica del comitato civico. Che invita l'Agcom a un'azione urgente e intanto si prepara al palco unitario del no con i leader di opposizione. Avs, intanto, suona la carica: «Oltre 11mila fuorisede saranno nostri rappresentanti di lista».

Sul fronte opposto il centrodestra va allo sprint senza un palco comune. Si moltiplican o eventi nei territori e presenze televisive. FdI sottolinea l'appello di 200 professori universitari per il sì e prepara l'evento romano del 19. FI, intanto, è pronta con la proposta di legge Zuncheddu sulle vittime di malagiustizia e attacca: «Schlein ascolti suo nonno, era per separare le carriere e riformare il Csm».

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