Napoli.

Martina, in aula l’urlo della madre 

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Napoli. Non ha resistito davanti alle foto che ritraevano la figlia esanime, sulla testa i segni dei colpi inflitti dall’ex fidanzato assassino. E tra le lacrime, battendo i pugni sul banco, gli ha urlato due volte «bastardo», prima di essere accompagnata fuori e soccorsa. È andato in scena un film dell’orrore, ieri nell’aula 116 del tribunale di Napoli, davanti la Corte di Assise celebra il processo per il femminicidio di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa a colpi di pietra nel maggio del 2025 ad Afragola da Alessio Tucci, reo confesso. A deporre sono stati i consulenti del pm e della polizia giudiziaria, tra cui il medico che ha eseguito l’autopsia. Hanno spiegato nei particolari come è morta l’adolescente, mentre su due due monitor scorrevano le ricostruzioni digitali del delitto e le foto, raccapriccianti, del corpo tra masserizie abbandonate e scarti edili. Materiale probatorio troppo crudele per la madre. Tucci, in videocollegamento, all’inizio dell’udienza chiede di parlare. Si rivolge alla famiglia di Martina. Chiede scusa, in lacrime, ma dice di non meritare il perdono: «Non c’è un minuto in cui non penso a lei... sono consapevole e pagherò fino all’ultimo». La mamma di Martina, Enza Cossentino, lo fissa sul monitor. Scuote la testa e poi dice ai cronisti: «Dio può perdonare, io no. Non ci riesco... l’ho guardato negli occhi, lui rideva mentre pronunciava quelle frasi. L’ergastolo lo abbiamo noi, mia figlia è sotto una lapide, lui può mettere i piedi a terra ogni mattina». La dottoressa Raffaella Salvarezza ha spiegato che Martina è stata uccisa da quattro colpi inferti con due diverse pietre di cemento. Tre nel corridoio di quella che una volta era l’abitazione del custode dello stadio Moccia. Il quarto, che ha provocato la ferita più profonda, nella stanza dove poi è stata trovata sotto un cumulo di scarti. Era ancora viva quando Tucci l’ha messa lì, ma non poteva sopravvivere. Si è spenta poco meno di un’ora dopo. La dottoressa spiega che però nessuno dei colpi inferti essere considerato quello fatale: tutti hanno contribuito a determinare il decesso. Difficile ascoltare anche gli ultimi due consulenti che hanno ricostruito con immagini e video realizzati al computer, la dinamica dell’omicidio.

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