«Non lo dico tanto per dire, ma adoro la Sardegna. In genere con le isole ho un rapporto strano, dopo un po’ mi sento distaccata, ma questo in Sardegna non mi capita. Mi sento a casa mia, sento che la gente è simile a me, che ha un modo di pensare che non sento distante come magari mi può capitare in altri posti. Mi piace da pazzi il suo mare, sono stata ad Arbus, a Scivu, a Piscinas… amo la parte più selvaggia. E ho lavorato a Montevecchio, tanti anni fa, per un festival. Secondo me il fatto che non ci sia ancora un ponte, perché magari ‘sti matti pensano di farlo pure lì, la preserva». Così, nell’Isola per l’appuntamento con i teatri di Cagliari e Sassari, Maria Paiato racconta il suo lungo legame con la nostra Sardegna.
Maria Paiato, “Riccardo III” è stato per lei un desiderio covato per trent’anni. Perché?
«Il male, purtroppo, esercita sempre un grande fascino su noi umani e Riccardo III, oltre a incarnarlo, possiede anche doti ironiche, istrioniche. È un uomo che finge, che recita; nello spettacolo c'è questo sgorbio deforme che deve mettere in scena ed esercitare una seduzione sugli altri. Insomma, è un personaggio potentissimo, molto divertente da fare, e penso che farlo fare a una donna può aggiungere alla deformità un’ulteriore ambiguità».
“Riccardo III” è un genio della manipolazione linguistica: seduce, mistifica, corrompe. Quanto portarlo oggi a teatro parla del presente?
«È un personaggio sempre attuale, perché questa dinamica del potere, di quello che si dice, di quello che di male si fa e delle menzogne che in nome del potere si dicono è eterno. Mai come oggi è attuale, anche noi stiamo vivendo la nostra fetta di storia corrotta dalla violenza, dal terrore, da una possibile guerra mondiale. Una roba assurda».
È anche la storia di un uomo che si sente accerchiato e quindi guarda con sospetto chiunque non la pensi come lui.
«E al minimo sospetto lo fa fuori. Vediamo che paesi che si sentono accerchiati stanno radendo al suolo ogni altro paese che sospettano pericoloso. Ma quello che a me spaventa più di tutto è l'assoluta tranquillità con cui si dicono le peggio cose; forse una volta era peggio, non lo so, ma adesso il linguaggio con cui si annunciano e giustificano mi lascia esterrefatta. Ecco la modernità di Shakespeare».
Lei ha ricoperto tantissimi ruoli al cinema come in tv e al teatro. Ce n'è stato uno particolarmente difficile o particolarmente entusiasmante?
«Più di uno, e ognuno ha segnato qualcosa di particolare nella mia vita. Devo molto a un monologo del 2001, “La Maria Zanella”, un personaggio ispirato ai fatti dell'alluvione del 1951 nel mio territorio, il Polesine. Era una cosa bella e toccante che mi ha portato molta fortuna; poi sono molto legata a “Cara professoressa”, perché ha segnato il mio incontro con Valerio Binasco e la possibilità di dare una svolta al mio modo di lavorare e di entrare nelle produzioni. Poi, nel 2006, ho avuto la fortuna di incontrare Luca Ronconi, insieme abbiamo fatto “Il silenzio dei comunisti”, dove impersonavo Miriam Mafai… insomma, sono legata a molti spettacoli, perché ognuno mi ricorda che in quel momento ero una persona che non sono più».
“Riccardo III” per Cedac Sardegna, ultima opera della tetralogia minore di William Shakespeare sulla storia inglese, sarà in cartellone al Teatro Massimo di Cagliari sino a domenica 22 marzo (oggi ore 20.30 turno C, domani ore 19.30 turno D, dopodomani ore 19 turno E) e lunedì 23 al Comunale di Sassari. Sul palco accanto a Maria Paiato, protagonisti in scena Riccardo Bocci, Tommaso Cardarelli, Francesca Ciocchetti, Ludovica D’Auria, Giovanna Di Rauso, Giovanni Franzoni, Igor Horvat, Emiliano Masala, Cristiano Moioli, Lorenzo Vio e Carlotta Viscovo, per la regia di Andrea Chiodi.
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