Quattro infermieri per oltre ventitré pazienti. Bastano questi numeri a raccontare il dramma quotidiano di chi, a Macomer, dipende da un macchinario per rimanere in vita. Da aprile, il centro dialisi locale si trova in uno stato di emergenza cronica, una precarietà estrema che costringe i malati a vivere con una paura costante: basta che un solo operatore si ammali o si assenti perché il turno salti, obbligando persone già provate dalla malattia a farsi mandare altrove, affrontando viaggi lunghi e spossanti verso altri ospedali.
A dare voce a questa situazione insostenibile è il grido d'aiuto di una paziente del territorio, che si rivolge direttamente alla comunità e alle istituzioni con un appello che unisce disperazione e dignità. «La mia non è una protesta politica – dice –. Chiedo solo di poter continuare a curarsi nel proprio paese, senza l'incubo di vedere il servizio sospeso da un giorno all'altro.
Al danno della carenza di organico si aggiunge la beffa di un cortocircuito burocratico che i pazienti non riescono a tollerare. Secondo quanto emerso, la mancanza di personale non dipenderebbe da una totale assenza di professionisti sul mercato. Al contrario, sembrerebbe invece che alcuni infermieri avessero espresso la chiara volontà di prendere servizio proprio nel centro di Macomer per colmare i vuoti, ma sono stati successivamente dirottati e assegnati ad altre sedi della sanità regionale, lasciando scoperto il presidio del Marghine.
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