La prima volta arrivò quando aveva appena un anno. La seconda a 17, per giocare con la Primavera del Cagliari. Nel 2022, a 33, la decisione definitiva: «Mi trasferisco in Sardegna». Marco Francescoli – figlio del “Principe” Enzo che incantò il Sant'Elia per tre anni, dal 1990 al 1993 – è ormai un cittadino di Cagliari a tutti gli effetti. Nell’Isola ha conosciuto e sposato Francesca, è diventato papà, ha trovato casa e nel capoluogo ha aperto due attività, un circolo sportivo e un ristorante in centro. È nato a Parigi nel febbraio del 1989, quando il padre vestiva la maglia del Racing prima del trasferimento a Marsiglia, ma nelle sue vene scorre vero sangue uruguaiano, anche se «una parte del mio cuore appartiene ormai alla Sardegna».
Perché ha scelto di vivere a Cagliari?
«Da quattro anni facevo avanti e indietro tra gli Stati Uniti e la Sardegna, nel 2022 ho detto basta. Qui si sta troppo bene. Mi piacciono le persone, la qualità e il ritmo della vita».
La prima volta in Sardegna, nel 1990, aveva solo un anno. Arrivò con suo padre dalla Francia. Quali sono i primi ricordi nell’Isola?
«I primi ricordi, che ancora oggi mi porto dietro, sono sicuramente quelli della scuola che frequentavo, “La Piccola Accademia” a Quartu. Poi il Poetto, il Lido e ovviamente il Sant’Elia, quando andavo ogni domenica a vedere il Cagliari di papà».
Poi è tornato nell’estate del 2006 per giocare con la Primavera del Cagliari, a 17 anni. È allora che l’amore per la Sardegna è sbocciato definitivamente?
«Sì, tornando a quell’età ho avuto modo di fare tante amicizie che tuttora conservo. In quegli anni ho iniziato a conoscere e girare la Sardegna e mi sono innamorato dell’Isola».
Quali sono state le tappe successive della sua vita?
«Dopo l’esperienza con la Primavera del Cagliari, sono andato a Buenos Aires per continuare a giocare a calcio con l’Estudiantes. A 22 anni però ho scelto di smettere e mi sono trasferito negli Stati Uniti, a Miami, per studiare economia e successivamente lavorare lì finché non sono tornato definitivamente in Sardegna».
A Cagliari ha conosciuto e sposato Francesca. Il suo trasferimento è stato una scelta d’amore?
«Sì. Conoscevo già Francesca di vista perché avevamo delle amicizie in comune. Successivamente l’ho rincontrata al Lido nel 2021. Ci siamo subito innamorati e nel 2023 abbiamo deciso di sposarci in Cattedrale».
E ora è anche papà.
«Dall’anno scorso, quando è nata nostra figlia Bianca. La vita da papà è molto bella e piena di emozioni uniche che sono impossibili da spiegare a parole».
In Sardegna ha anche scelto di investire aprendo due attività.
«L’ho fatto insieme a degli amici. Abbiamo aperto a Su Planu un centro sportivo con campi di padel e tennis, una palestra, un ristorante e a breve realizzeremo anche una piscina. Nel Corso Vittorio Emanuele II, invece, ho aperto sempre insieme a degli amici un locale specializzato in smash burger» .
Che differenze ha trovato rispetto a Miami?
«Le realtà per creare aziende sono un po’ diverse. Credo che il sistema negli Stati Uniti sia più strutturato per fare impresa e aiutare i piccoli imprenditori a realizzare le loro idee. Queste però sono le mie prime esperienze in Italia e devo dire che sono contento, soprattutto grazie ai miei soci».
Gioca ancora a calcio?
«Purtroppo gioco poco e niente da quando mi sono rotto prima il tendine d'Achille destro e due anni dopo, nel 2022, il sinistro. Ma lo seguo sempre volentieri».
Va allo stadio?
«Sempre, sono abbonato all’Unipol Domus. Mi piace molto la tradizione di andare un po’ prima, bere la birra con gli amici e poi entrare tutti insieme».
Quante volte le chiedono di suo padre Enzo?
«Mi fermano spesso per chiedermi di lui. Per fortuna sono sempre belle parole e bei ricordi».
E quanto spesso suo padre le chiede di Cagliari?
«Sempre, sia di Cagliari sia del Cagliari. Vorrebbe venire più spesso a trovarci, soprattutto ora che è diventato nonno».
A proposito di miti, ha avuto modo di conoscere Gigi Riva?
«Purtroppo no, ma me ne hanno sempre parlato benissimo e rimarrà per sempre un mito».
Ma dopo tutto questo tempo, si sente più sardo o uruguaiano?
«Sempre uruguaiano. Anche se, sicuramente, una parte importante del mio cuore appartiene alla Sardegna».
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