Sa ’e Manca.

«Mappa letteraria per le tombe storiche» 

Abbandono e degrado nel cimitero dove sono sepolti poeti e deputati 

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Il simbolo dei Quattro mori sbiadito. Unico colore il grigio. La tomba dell’avvocato Luigi Oggianu, fondatore del Partito sardo d’azione, è semplice forse più di quanto lui avesse desiderato. Originario di Siniscola, morto nel 1981, riposa a fianco di un nuorese doc, Sebastiano Satta, poeta amato da generazioni di concittadini. Li separa una siepe verde. Una targa del 2014 rende omaggio al “vate di Barbagia”. Fino a qualche giorno fa impossibile leggere le parole, rinfrescate a sorpresa: “A Bustianu Satta pro ammentare su centenariu de sa morte. Sos nugoresos”. L’area storica del cimitero di “Sa ’e Manca” è un viaggio di memorie forti che sollecita anche un po’ di cura. Allungando lo sguardo spuntano rigeneranti le parole di Badore Sini, l’avvocato poeta di Sarule, morto in città nel 1954, autore di un testo acclamato da tutta la Sardegna: “A Diosa”, ovvero “Non potho reposare amore coro”, composto il 27 luglio 1915, ore 16. Inno all’amore e alla vita che si staglia oltre il silenzio, nella luce che sovrasta la lapide capovolta, originale e pregevole scelta architettonica.

Fondatore dell’ospedale

Un vialetto conduce verso una tomba di grande pregio: tempietto circolare retto da colonne e protetto da una cancellata arrugginita. «Qui riposa dottor Pasquale Muzio, medico che ha lavorato nell’ospedale San Francesco. Aveva sposato la figlia dell’avvocato Pasquale Corbu, deputato, sindaco, primo sequestrato in Sardegna. Riuscì a scappare e devolse 50 mila lire per fare l’ospedale. Quando morì dispose che tutti i suoi beni venissero venduti e donati per realizzare l’ospedale», spiega Tonino Frogheri, del circolo Catte Pinna. «Sarebbe ora di fare la pavimentazione. Ci sono pozzetti tappati. Quando piove qui è impraticabile», dice una signora che cura una tomba vicina. Storia e quotidianità si intrecciano anche quando i passi sfiorano la sepoltura che accoglie i fratelli Francesco e Matteo Pintor, morti in un terribile incidente stradale sulla statale 129 nel Natale 2017.

I garibaldini

Tra erbacce scomposte la scultura incisa sul marmo fa emergere la sagoma di un garibaldino pronto all’azione. “Corbu Guiso Giuseppe amor di patria mossa la sua vita più di ogni altro affetto. Abbandonò la famiglia e gli studi per seguire Garibaldi. Combattè contro i Borboni e versò il suo sangue per la liberazione del regno di Napoli nel 1860”, spiega la lapide. A un passo un’altra incisione, più composta: “Al garibaldino Filippo Fantoni”.

Lutzu e Jerace

In uno spazio solenne due tombe importanti. Quella del senatore Salvatore Mannironi: “servì con coraggio e fermezza gli ideali di libertà di giustizia e di democrazia da parlamentare e uomo di governo lavorò con singolare equilibrio con disinteresse e indefessa operosità per il bene comune”. L’altra è del canonico Pasquale Lutzu, arciprete, morto nel 1935, zio della moglie di Mannironi. Uomo simbolo che ispira uno dei personaggi del libro “Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta, scrittore che non riposa a Sa ’e Manca. Lutzu è anche protagonista della mobilitazione a sostegno del Redentore. Non a caso, il busto che lo ritrae con occhiali e mantellina porta una firma prestigiosa: Vincenzo Jerace, lo scultore della statua che svetta sull’Ortobene. «Lutzu e Pasquale Corbu fondarono la Pia opera ospedale San Francesco», ricorda Frogheri che a nome del circolo Pinna Catte propone: «Il Comune potrebbe destinare una borsa di studio per la mappa letteraria dell’area monumentale». Fuori gli operai sono al lavoro: «Siamo in 4, nel 1987 eravamo in 7, il cimitero era più piccolo. Ora cresce, ma il personale si riduce».

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