Regione

«Manovra, troppi interventi superflui» 

Il centrodestra: chiederemo di tagliarli, c’è poco per lo sviluppo della Sardegna 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Tanti interventi puntuali, soprattutto in materia di enti locali e urbanistica, misure che nulla hanno a che fare con le emergenze più stringenti e nemmeno con l’esigenza di promuovere lo sviluppo della Sardegna. È la posizione del centrodestra da una prima lettura della variazione da 750 milioni approvata quasi un mese fa dalla Giunta e quando il testo non ha nemmeno iniziato il suo iter in commissione Bilancio. La manovra di primavera, ottenuto il via libera dei revisori dei conti, è stata trasmessa al Consiglio regionale mercoledì scorso. La prima seduta del parlamentino sarà convocata dal suo presidente Alessandro Solinas (M5S) per giovedì. In quell’occasione l’assessore al Bilancio Giuseppe Meloni illustrerà il ddl. Dopodiché, già si può prevedere cosa chiederanno le opposizioni in prima battuta: lo stralcio di stanziamenti «inutili». Ma Solinas è ottimista: «Ci sono tutte le condizioni per iniziare a lavorare. È importante fare le cose in tempi brevi ma anche bene, e cercheremo di commisurare queste due esigenze». Sul ruolo del Consiglio: «Mi concentrerei sull’obiettivo di arricchire il testo e di impegnare nel miglior modo possibile le risorse che abbiamo a disposizione».

Primi veleni

L’opposizione però resta della sua idea. Il capogruppo dei Riformatori Umberto Ticca ha ricordato che «a gennaio abbiamo approvato una Finanziaria senza misure strutturali per lo sviluppo, che rimandava le azioni politiche alla variazione». Cioè al provvedimento che stanziaerà 750 milioni di euro per tre anni. La variazione è arrivata e, spiega Ticca, «da una prima lettura abbiamo già individuato una serie di stanziamenti che proporremo di eliminare, perché bisogna far fronte a tante emergenze e contemporaneamente pensare allo sviluppo dell’Isola». Il capogruppo di FdI Paolo Truzzu condivide in pieno: «Nel disegno di legge notiamo la presenza di spese molto puntuali, penso anche a cifre esigue, per interventi che non sono emergenziali». Ora, annuncia, «da parte nostra c’è la piena disponibilità affinché il Consiglio faccia un lavoro serio, anche nell’ottica di tagliare ciò che è evidentemente superfluo». Ma il capogruppo del M5S Michele Ciusa avverte: «Eviterei strumentalizzazioni mentre mi concentrerei sull’analisi del testo e quindi sul lavoro per dare le migliori risposte alle necessità che la Sardegna richiede».

Risorse “manovrabili”

Al di là di ciò che è già scritto nell’articolato, il centrodestra resta anche molto concentrato sui circa 350 milioni non programmati e ancora manovrabili: «Il Consiglio regionale ha la pretesa di svolgere il suo ruolo e di avere il giusto spazio per poter incidere», dice ancora Ticca. Un concetto che la maggioranza nell’Assemblea sarda condivide. «Non so più come spiegarlo», dichiara infatti il capogruppo del Pd Roberto Deriu, «è il Consiglio regionale che approva tutti gli anni gli interventi finanziari. Non ci sono scatole chiuse, c’è l’esame dei provvedimenti proposti giustamente dalla Giunta, ma poi a decidere è l’Assemblea».

Nuovo tavolo

Circa 350 milioni (per tre anni) manovrabili non sono pochi. In parte potrebbero essere destinati alle aziende per far fronte al caro carburanti legato alla crisi internazionale e che sta mettendo in ginocchio il sistema del trasporto merci in Sardegna. Già oggi, dopo la seduta dell’Aula con all’ordine del giorno la legge sul trenino verde, i consiglieri di maggioranza potrebbero incontrarsi con l’assessore al Bilancio Giuseppe Meloni per discutere le misure da attuare. Un passaggio che, a stretto giro, dovrà coinvolgere anche gli esponenti dell’opposizione per mettere in campo interventi pienamente condivisi e bipartisan. Quel che è certo, dopo la frenata della presidente della Regione Alessandra Todde, sembra tramontata definitivamente l’idea di abbattere la tassa d’imbarco anche solo per i mesi invernali. Una misura che alla Regione costerebbe non più di 12 milioni, ma in maggioranza non c’è un accordo e quindi non se ne farà nulla. Almeno non adesso. (ro. mu.)

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?