Margini di bilancio stretti, ambizioni politiche assai meno. A chiedere di riscrivere la manovra non sono soltanto le opposizioni: alla porta di Palazzo Chigi bussano governatori, sindaci e alleati. Le Regioni, all'unanimità, avvertono che i fondi per la sanità «sono insufficienti». «Le risorse non sono infinite», taglia corto il capogruppo di Fratelli d'Italia Lucio Malan, negando che si tratti di tagli. Un fuoco incrociato a cui però si aggiunge la pressione di Forza Italia, che non si accontenta di rivendicare le proprie priorità e, a porte chiuse, chiama direttamente in causa il Tesoro. Il messaggio a Giancarlo Giorgetti è netto: «La legge di bilancio andrebbe migliorata» e «anche il Mef deve fare la sua parte» per trovare le coperture.
Malcontento
Il verdetto della Conferenza delle Regioni sul sistema sanitario da tutelare non lascia margini d'interpretazione. Il governatore dell'Emilia-Romagna, il dem Michele De Pascale, arriva persino a evocare un ricorso alla Corte costituzionale. Ma il malcontento attraversa gli schieramenti, coinvolgendo anche Marche e Abruzzo, a trazione meloniana con Francesco Acquaroli e Marco Marsilio.
Per i territori si profila uno «scenario a debito», è la sintesi della protesta bipartisan offerta dal presidente della Conferenza, il leghista Massimiliano Fedriga, impegnato ad avvertire che «la salute è un diritto inviolabile». Un coro trasversale che stride con la lettura del ministro Orazio Schillaci, impegnato alla Camera a rivendicare un Fondo sanitario da record, con 146 miliardi nel 2027.
Anci e Confindustria
Ma anche i Comuni - per bocca del presidente dell'Anci, Gaetano Manfredi - presentano il conto nei confronti di una manovra «restrittiva», rischiarata appena da qualche «piccola fiammella» di risorse: servono correttivi dalla scuola all'energia. Modifiche sollecitate anche dalla segretaria della Cisl, Daniela Fumarola, direttamente al tavolo di FdI. E su energia e industria anche il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, riferisce di un confronto «franco e costruttivo» con Giorgia Meloni segnato anche dai timori per l'addio all'associazione delle big energetiche.
Malumori
Al Mef, però, i margini continuano a indicare la cifra di 26 miliardi. Il ministro Valditara, dopo l'iniziale sorpresa, annuncia - senza cautele lessicali - di essere al lavoro per cancellare «i tagli» al personale scolastico. Se qualcosa va corretto, prova a smorzare i toni il collega di governo Luca Ciriani, «il Parlamento e le commissioni esistono per questo». Ma è nei rapporti tra alleati che la trattativa è di ora in ora più serrata. Forza Italia mette il dito nella piaga delle coperture. La manovra «andrebbe migliorata», dicono, ma servono risorse «adeguate». Una richiesta al Tesoro che lascia affiorare anche un pizzico di «malumore» nei confronti di Giorgetti. Antonio Tajani mette in fila le priorità e chiede «scelte concrete»: rivalutazione delle pensioni, stop ai tagli alla scuola e i 48 milioni da reperire nella Difesa per la previdenza delle forze dell'ordine. E tra gli azzurri non viene escluso un emendamento soppressivo sulla exit tax, vista come una patrimoniale.
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