È tra i pochi uomini della Chiesa cattolica a risiedere in Iran. Dominique Joseph Mathieu è stato invitato alla 39ª Marcia della Pace di Macomer, in programma oggi. Cardinale e arcivescovo di Teheran-Ispahan, è una delle figure più significative della Chiesa cattolica in Medio Oriente. Classe 1963, belga, frate francescano, è uno tra i pochissimi prelati cattolici a vivere stabilmente in Iran, Paese dove la presenza cristiana è ridotta al lumicino e la libertà religiosa attraversa continue tensioni. La sua partecipazione a marcia e veglia di preghiera nella chiesa della Madonna Regina delle Missioni assume quindi un valore simbolico forte.
Il messaggio
«In questo particolare momento la presenza di un vescovo che opera in un paese difficile, con una cristianità quasi inesistente come l’Iran, è particolarmente significativa», osserva il vescovo di Alghero-Bosa Mauro Maria Morfino, che sottolinea la portata del messaggio che arriverà dal cardinale. Mathieu, ordinato sacerdote nel 1989, ha ricoperto numerosi incarichi in Belgio e in Medio Oriente all’interno dell’Ordine francescano. Nel 2021 papa Francesco lo ha nominato arcivescovo di Teheran-Ispahan dei Latini, la diocesi che abbraccia l’intero territorio iraniano, e nel 2024 lo ha elevato al cardinalato. «Essendo un francescano - evidenzia Morfino - porta con sé una particolare attenzione ai temi della pace. È un ecclesiastico che vive e opera in una realtà molto difficile, sull’orlo del tracollo, e la marcia rappresenta una marea inarrestabile che chiede un cambio di rotta».
Il desiderio
Per il vescovo di Alghero-Bosa, ritrovarsi a Macomer da tutta la Sardegna «significa che c’è tanta gente che ci crede, che desidera la pace». E la testimonianza del cardinale può aiutare a capire quanto la pace sia fragile. «Forse la presenza di un vescovo che proviene da una realtà così drammatica ci potrà far riflettere sul fatto che nulla è scontato, che le cose non procedono in automatico», prosegue Morfino citando le parole di papa Francesco: «Se il cuore è armato e la parola è sempre una parola armata, è difficile costruire la pace». Da qui l’appello a un impegno personale e collettivo. «Disarmare il cuore, le parole, gli atteggiamenti è un compito urgente. Siamo paradossali quando diciamo di volere la pace ma facciamo di tutto tranne che costruirla. È un tema non più procrastinabile: ne va della storia».
Il programma
Alla Marcia della Pace di oggi, organizzata dalla Delegazione regionale Caritas, in collaborazione con il Csv Sardegna Solidale, in prima fila, oltre al vescovo di Alghero-Bosa (che presiederà la manifestazione), quello di Nuoro, Antonello Mura, presidente della Conferenza episcopale sarda, quindi altri vescovi della Sardegna. Il raduno è fissato alle 15, davanti alla chiesa della Madonna Missionaria, dove si terrà la veglia di preghiera . Alle 15.30 partirà la marcia, che seguirà il seguente itinerario: via Toscana, piazza Sant’Antonio, via Gramsci, via Castelsardo, via Emilio Lussu, viale Pietro Nenni, viale Sant’Antonio, via Umbria, piazza Italia, via Emilia. Si concluderà nella chiesa della Madonna Missionaria. È prevista anche la presenza di esponenti della Giunta regionale, di consiglieri, parlamentari e rappresentanti istituzionali.
Una marcia per riflettere su come affrontare la spirale di odio che continua e generare conflitti nel mondo. «Una marcia per una pace che sia giustizia anche per la nostra Sardegna - dicono gli organizzatori - che vive appieno le contraddizioni del mondo occidentale, terra di sperimentazioni belliche, di costruzione di armi, di tentativo continuo di speculazione energetica. Terra dove molte persone non hanno accesso a diritti fondamentali come la salute e l’assistenza sanitaria, il lavoro e una vita dignitosa».
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