Sin dall'apertura, avvenuta il 20 gennaio del 2020, il Cpr di Macomer è stato sempre al centro di un acceso dibattito politico, pubblico e istituzionale. La struttura, da sempre, soprattutto per molte organizzazioni umanitarie, ma anche per esponenti di partiti politici che periodicamente vi fanno visita, presenta gravi criticità, unite a enormi dubbi sulla tutela dei diritti fondamentali delle cinquanta persone che vi sono trattenute.
Tante le rivolte, le proteste, spesso sfociate in incendi e azioni di autolesionismo, hanno in questi anni caratterizzato la vita del Cpr. Anche se la situazione appare sotto controllo, grazie soprattutto all'azione svolta dalle forze dell'ordine, il problema viene a galla ogni qualvolta dietro quel recinto (dove sorgeva l'ex carcere) scoppiano rivolte e situazioni di di intolleranza. Una situazione a cui la cittadina sembra aver fatto l’abitudine, ma non sembra sfuggire alle organizzazioni umanitarie e soprattutto al movimento che opera a Macomer, Assemblea No Cpr, che denuncia condizioni di scarsa assistenza medica, l'abuso i psicofarmaci, episodi di autolesionismo e condizioni igienico-sanitarie inadeguate. I tempi di permanenza possono raggiungere i 18 mesi.
Il comitato nei giorni scorsi ha diramato l'ennesimo comunicato di denuncia. «Nel Cpr non ci si finisce perché condannati per violenza sessuale, furto e resistenza - è scritto tra l'altro nel comunicato - ma perché non si ha un permesso di soggiorno, a prescindere da qualsiasi altra cosa. La verità è che può finirci chiunque, purché sia uno straniero privo di documenti di soggiorno». Poi l'attacco: «Il Cpr è un luogo di tortura psicologica, di abusi fisici, di violazione dei diritti umani fondamentali. In sei anni di lavoro abbiamo raccolto un’infinità di testimonianze e documenti relativi a quanto siano pessime e indegne di un essere umano le condizioni di vita. Ci arrivano testimonianze di pestaggi, abuso di psicofarmaci, cibo avariato, condizioni igienico-sanitarie precarie, violazioni del diritto alla salute e all’assistenza dell’avvocato». L'assemblea No Cpr conclude: «Da anni le istituzioni responsabili di questa situazione cercano di giustificare gli abusi con falsità. È ora di finirla. Chiunque siano le persone rinchiuse, fossero anche le peggiori al mondo, non c’è giustificazione per l’abominio rappresentato dai Cpr, che devono essere chiusi».
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