Kiev.

Ma sul dialogo con Mosca i leader europei si dividono 

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Kiev. I massimi vertici Ue e un folto gruppo di leader del continente: ancora una volta l'Europa ha risposto alla chiamata dell'Ucraina e ha deciso di onorare nel miglior modo possibile il quarto anniversario dell’invasione russa. Ursula von der Leyen e Antonio Costa, dopo il lungo viaggio notturno in treno, saranno in una Kiev fiaccata dal freddo e dai raid russi, che neanche in questi ultimi giorni si sono fermati.

Agli ucraini la presidente della Commissione e il presidente del Consiglio europeo ribadiranno che mai saranno lasciati soli ma il rischio è che, al di là delle parole, a Volodymyr Zelensky non portino novità concrete se non lo scontro totale ormai in atto con Viktor Orban. In una doppia mossa l'Ungheria ha bloccato il prestito da 90 miliardi per l'Ucraina e posto il veto sul ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Mai il premier magiaro era arrivato a tanto e, nelle scorse ore, persino il suo alleato politico Andrej Babis, ha smarcato Praga dall'evoluzione della postura di Budapest.

La mossa di Orban, a Palazzo Berlaymont, ha accresciuto esponenzialmente un timore: che da qui al 12 aprile, giorno delle elezioni ungheresi, qualsiasi decisione per Kiev resti al palo. La reazione dei vertici comunitari è stata veemente. Prima di iniziare il viaggio per Kiev Antonio Costa, in una lettera scritta, ha invitato «con forza» Orban a rispettare i patti, visto che il prestito per Kiev è frutto di un accordo unanime raggiunto al summit dei 27 di dicembre. Così, ha avvertito Costa, viene meno il principio di leale collaborazione tra Paesi. Orban ha risposto da par suo, accusando Bruxelles e Kiev di «ingerenze» nel voto ungherese.

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