Il padre della proposta da 211mila firme invia un documento ai consiglieri. Attivisti mobilitati

L’urlo di Orgosolo: «Resta solo la Pratobello» 

Il sindaco Mereu avverte la Regione: la legge c’è, il tempo sta per scadere 

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L’assemblea di Orgosolo si è chiusa con un diktat: «Entro quindici giorni pretendiamo una risposta sulle sorti della Pratobello24, poi decideremo sul da farsi». E già questo è un grido di battaglia.

L’incontro

Alla reunion convocata dal comitato Ventu Hontrariu svetta la voce metallica di Pasquale Mereu, sindaco del paese e padre della proposta di legge di iniziativa popolare che, nell’estate del 2024, raccolse 210mila firme. «Adesso basta, la Sardegna non può più aspettare». Perché, nonostante le polemiche seguite all’approvazione definitiva del Decreto energia, la settimana scorsa alla Camera (con tanto di querele già annunciate da qualche “onorevole” per via di reazioni social forse troppo forti da parte di alcuni attivisti delusi dall’esito della votazione e, in particolare, dalle scelte dei deputati di centrodestra), la situazione di oggi è che l’Isola non ha uno scudo normativo contro l’agrifotovoltaico e le pale eoliche a terra e in mare.

Il documento

Durante l’assemblea, organizzata dal comitato Ventu Hontrariu, è stato stilato un documento che sarà spedito a tutti i consiglieri regionali: «All’indomani della mancata approvazione della legge 20 e alla luce degli sviluppi sul decreto 175, la Sardegna si trova dinanzi a un bivio storico che richiede scelte coraggiose e lungimiranti», è l’abbrivio del documento. «In questo scenario, la proposta di legge Pratobello24 si configura come l’unica alternativa solida per l’esercizio della nostra competenza primaria in materia di governo del territorio, ai sensi dell’articolo 3, lettera f dello Statuto speciale: una prerogativa che lo stesso dl 175 pare non abbia intaccato. Questa iniziativa non è solo un atto legislativo, ma un fenomeno sociale senza precedenti: 210.729 cittadini sardi hanno apposto la propria firma recandosi personalmente presso i banchetti e gli uffici preposti, senza ricorrere a piattaforme digitali. Si tratta di una mobilitazione trasversale che rappresenta la più alta espressione di democrazia diretta mai registrata nella storia della nostra Isola e del Paese».

L’avvertimento

E ancora: «Ignorare questo mandato popolare significherebbe infliggere un colpo fatale alla fiducia dei cittadini verso le istituzioni che tutti noi rappresentiamo. Chiediamo con forza che la proposta Pratobello24, depositata ormai da 15 mesi, venga subito calendarizzata per la discussione. L'iter procedurale - sia esso attraverso il lavoro delle Commissioni o l'approdo diretto in Aula - è per noi secondario rispetto alla necessità che il testo riceva finalmente la dovuta attenzione istituzionale. Confermiamo la nostra piena disponibilità a collaborare per il perfezionamento della norma e per ogni necessaria interlocuzione. Siamo pronti a sostenere con determinazione chiunque sceglierà di intraprendere questo percorso, garantendo il supporto necessario anche in sede di eventuali contenziosi con lo Stato». Quindi la conclusione: «Il tempo a nostra disposizione è ormai esaurito. Tra quindici giorni renderemo noti gli esiti di questo appello e la concreta disponibilità manifestata da ciascuno di voi. Certi che saprete cogliere l'urgenza di questa sfida per il futuro e la tutela della nostra Terra, restiamo in attesa di un riscontro».

Le conseguenze

Per ora sono escluse manifestazioni a Cagliari o a Saccargia, che potrebbero però tornare d’attualità in poco tempo. Il comitato Sarcidano, con il suo portavoce Luigi Pisci, annuncia la «mobilitazione permanente nel caso in cui la Pratobello24 non dovesse essere approvata». E poi: «L'ora della Pratobello 24 non è più rinviabile, pena la devastazione dell'Isola», argomenta Pisci. «Il decreto Meloni ha dimostrato che non esiste uno schieramento antispeculazione, ma i rappresentanti sardi obbediscono solo agli ordini di scuderia. Quella stessa classe politica che ci ha tacciato sempre di incompetenza senza azzeccarne mai una. I fatti hanno dimostrato che gli incompetenti erano e sono loro e non gli attivisti, che finora le hanno le azzeccate tutte. Perciò reclamiamo un ruolo su scelte fondamentali: ricorso in Corte costituzionale, approvazione Pratobello24 e il contrasto anche amministrativo ai progetti tratti in salvo dal Governo Meloni con la disastrosa approvazione della clausola di salvaguardia».

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